La Festa dell’Immacolata in Sicilia è molto sentita. Si tratta di una ricorrenza di antica origine: fin dall’VIII secolo, ai tempi della dominazione bizantina, si sviluppò il culto per la Vergine Maria. La spiritualità e la liturgia latina, infatti, avevano sempre avuto un’intensa devozione nei confronti della Madre di Dio. I momenti più salienti della devozione nella nostra isola si trovano storicamente a Palermo nel XVII secolo: nel 1624 morirono moltissime persone a causa della peste e il Senato palermitano cercò di porre fine a quella piaga con ogni mezzo, anche spirituale.

Storia della Festa dell’Immacolata in Sicilia

Così fece ricorso all’Immacolata e a Santa Rosalia, celebrando solennemente e in perpetuo la feste delle due icone religiose. Il cardinale dell’epoca, inoltre, emise voto il voto di credere e difendere, fino all’ultimo spirito di vita, l’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, e di digiunare alla vigilia della festa. Si decise di portare in processione il simulacro dell’Immacolata, dalla Cattedrale alla chiesa di S. Francesco (la chiesa e il convento di San Francesco, fin dall’arrivo dell’ordine religioso dei francescani, divennero un importante centro propulsore della devozione all’Immacolata).

Quando la peste fu debellata, il Senato palermitano non dimenticò tutti gli impegni assunti. Ancora oggi, ogni anno, le autorità civili rinnovano il giuramento pronunciato dal cardinale: intervengono alle solenni funzioni ed erogano a favore del convento di S. Francesco una somma di denaro (a ricordo delle 100 onze versate nel 1624, per la celebrazione della festa e per le necessità del culto dell’Immacolata).

La storia della Festa dell’Immacolata in Sicilia continua negli anni tra il 1724 e il 1727. L’imperatore austriaco Carlo VI, che governava allora la Sicilia, aprì a Palermo la piazza antistante alla chiesa di San Domenico. Al centro della piazza fece erigere la colonna di marmo su cui fu innalzata la grande statua bronzea dell’Immacolata. Questa fu l’occasione perchè in città avvenisse il riavvicinamento, dopo tanti secoli di divisioni, tra i Domenicani e i Francescani; in segno della ritrovata unione, si stabilì con un atto pubblico, che i Francescani avrebbero da allora partecipato alla processione della Madonna del Rosario e i Domenicani a quella dell’Immacolata.

Sempre a Palermo, in quegli stessi anni, sorse una nuova confraternita in onore dell’Immacolata. A seguito della donazione al convento di San Francesco della statua d’argento dell’Immacolata (1647), che ancora oggi viene portata in processione, si era imposta la necessità di reperire chi si assumesse l’onere di portarla a spalla durante le processioni. Nacque così la Congregazione denominata “del Porto e Riporto”, ancora oggi attiva.

I riti della Festa dell’Immacolata

Ogni anno i fedeli vanno in pellegrinaggio nella chiesa di San Francesco d’Assisi – per tutta la sera del 7 dicembre – per omaggiare il simulacro d’argento esposto. Sempre la sera della vigilia, i palermitani assistono, all’interno della Basilica di San Francesco, alla cerimonia dell’offerta degli scudi d’argento che la Giunta dona per il culto dell’Immacolata. Il Sindaco inginocchiato, ai piedi dell’Immacolata che si erge in tutto il suo splendore fra luci e fiori, recita la formula del giuramento alla Vergine. Rinnova il voto “illo tempore” fatto dal Senato palermitano, “voto sanguinario”; giura altresì di fare proprio l’impegno di difendere l’Immacolata Concepimento di Maria fino allo spargimento del sangue.

Il giorno della festa, l’8 dicembre i fedeli assistono alla solenne processione del simulacro argenteo dell’Immacolata. La processione ha inizio con “la’ scinnuta” (discesa), per mezzo di una particolare pedana che annulla il dislivello tra il piano stradale e l’ingresso della Basilica. Portato lungo corso Vittorio Emanuele e via Roma, il simulacro giunge presso la colonna votiva in Piazza San Domenico, ove si assiste all’annuale offerta dei fiori alla Vergine, effettuata dai Vigili del Fuoco.

In tale occasione la piazza si trasforma in un teatro popolare dove puntualmente le sue quinte sono rappresentate da tutti quei devoti che vogliono rendere omaggio alla Vergine medesima. Dopo l’acclamazione popolare il simulacro, scortato dalle autorità civili ed ecclesiastiche, viene portato sino alla Cattedrale.

Successivamente all’apposizione delle firme in un apposito registro da parte delle autorità ecclesiastiche e civili e del superiore della confraternita, i confrati riuniti attorno al fercolo riprendono il viaggio di ritorno verso la basilica, da qui il nome di porto e riporto.

Giunti nella piazza antistante l’ingresso alla basilica, il simulacro si ferma per affrontare l’entrata, preceduta dalla recita della preghiera mariana per pregevolezza, ossia il Magnificat. Per “l’acchianata” (la salita) si ripetono nuovamente gli stessi movimenti adottati per l’uscita: pochi secondi, lenti a scorrere. Quando uno squillo di tromba da il segnale, il fercolo tenuto issato, viene introdotto, con gran fatica dei portatori, all’interno della basilica. Tutto ciò avviene tra gli applausi dei fedeli.

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