Fumo e diabete aumentano il rischio di calcificazioni nel cervello. La parte interessata dall'accumulo anomalo di calcio è l'ippocampo, una regione del lobo temporale che gioca un ruolo fondamentale nella memoria a breve termine e in quella a lungo termine, oltre che nella navigazione spaziale. È quanto affermato da alcuni ricercatori del Centro medico dell'Università di Utrecht, nei Paesi Bassi, che volevano capire se vi fosse un legame tra queste calcificazioni e il deficit cognitivo, non rilevato in fase sperimentale.

"Sappiamo che le calcificazioni nell'ippocampo sono comuni, soprattutto con l'avanzare dell'età. Tuttavia non sapevamo se le calcificazioni nell'ippocampo fossero legate alla funzione cognitiva", ha dichiarato la professoressa Esther JM de Brouwer, una geriatra presso l'ateneo dei Paesi Bassi. Per verificarlo, gli studiosi hanno sfruttato una sofisticata tomografia computerizzata multiplanare, una scansione cerebrale di ultima generazione che ha permesso di analizzare l'ippocampo con un dettaglio senza precedenti e da più angolazioni. La nuova tecnologia è stata fondamentale perché con quelle precedenti non si riusciva a capire se le calcificazioni appartenessero al plesso coroideo o allo stesso ippocampo.

I ricercatori hanno coinvolto nello studio circa 2mila uomini e donne con un'età media di 78 anni, tutti pazienti di una clinica specializzata nell'analisi mnemonica. Fra i partecipanti, grazie all'avveniristico esame è emerso che circa il 20 percento presentava le calcificazioni ippocampali. De Brouwer e colleghi hanno raccolto tutti i dati sui fattori di rischio vascolare dei pazienti, come il vizio il fumo, il diabete e l'ipertensione. Incrociandoli con quelli delle scansioni cerebrali hanno evidenziato che il fumo e il diabete sono fortemente collegati alla formazione di queste calcificazioni dell'ippocampo.

Incredibilmente però non è emerso alcun legame tra la gravità delle calcificazioni e la funzione cognitiva dei pazienti. Gli studiosi condurranno ulteriori indagini per comprendere l'inatteso risultato, anche alla luce del campione dei pazienti coinvolti.