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Gaetano Costa, chi era il magistrato ucciso dalla mafia: biografia

Gaetano Costa, chi era il magistrato siciliano morto per mano mafiosa. Dove è nato, quanti anni aveva quando è stato ucciso, il lavoro in Procura. L’attentato, chi sono i colpevoli. I riconoscimenti alla memoria.

Gaetano Costa

Gaetano Costa nasce a Caltanissetta, il 1° marzo del 1916. Studia nella sua città fino al conseguimento della licenza liceale, quindi prosegue il percorso formativo a Palermo, laureandosi alla Facoltà di Giurisprudenza del capoluogo. Vince il concorso in Magistratura, quindi viene arruolato come ufficiale nell’aviazione e ottiene due croci di guerra.

All’inizio degli anni Quaranta è immesso in servizio in Magistratura, dapprima al Tribunale di Roma. In seguito, su sua richiesta, ottiene il trasferimento alla Procura della Repubblica di Caltanissetta, dove resta dal 1944 al 1978. Proprio qui si svolge principalmente la sua attività da magistrato, sostituto procuratore (prima) e procuratore (poi). Lavora con professionalità, preparazione ed equilibrio.

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Sebbene abbia un carattere apparentemente freddo e distaccato, Gaetano Costa ha una grande umanità e molta attenzione, soprattutto nei confronti dei soggetti più deboli. Fin dagli anni Sessanta intuisce che la mafia ha subito una radicale mutazione. Deponendo presso la prima Commissione Antimafia, sottolinea come gli esponenti mafiosi si siano annidati nella pubblica amministrazione, per controllare appalti, assunzioni e gestione.

L’attività a Palermo

Costa prova a richiamare l’attenzione sulla necessità di efficaci strumenti legislativi, che consentano di indagare sui patrimonio dei presunti mafiosi. Riceve nel gennaio del 1978 la nomina a Procuratore della Repubblica di Palermo, ma la sua immissione subisce ritardi fino al luglio di quello stesso anno. Una volta insediatoti, dichiara:

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“Vengo, disse, in un ambiente dove non conosco nessuno, sono distratto e poco fisionomista. Sono circostanze che provocheranno equivoci. In questa situazione è inevitabile che il mio inserimento provocherà anche dei fenomeni di rigetto”.

“Se la discussione però si sviluppa senza riserve mentali, per quanto vivace, polemica e stimolante, non ci priverà di una sostanziale serenità. Ma ove la discussione fosse inquinata da rapporti d’inimicizia, d’interlocutori ostili e pieni di riserve, si giungerà fatalmente alla lite”.

Nel periodo in cui gestisce la Procura di Palermo, Gaetano Costa avvia una serie di delicate indagini, attraverso le quali prova a scardinare i capisaldi patrimoniali della mafia. La sua permanenza in questo ruolo è breve, poiché poco Cosa Nostra lo uccide.

Come muore Gaetano Costa

L’omicidio di Gaetano Costa avviene il 6 agosto del 1980. Due killer lo freddano con 6 colpi di pistola P38, alle spalle, mentre sta passeggiando da solo e poco distante da casa sua, a Palermo. Muore all’età di 64 anni, dissanguato su un marciapiedi in via Cavour, dove sta sfogliando dei libri su una bancarella. Ai funerali non partecipano molte persone.

A quanto pare, la causa della sua morte sarebbe da ricercare nella firma dei mandati di cattura verso Rosa Spatola e alcuni dei suoi uomini. A ordinare il delitto sarebbe stato il clan di Salvatore Inzerillo. Non ci sono condanne per la morte di Gaetano Costa. La Corte d’assise di Catania ne ha accertato il contesto, individuandolo tra affari, politica e crimine organizzato.

In seguito è Rocco Chinnici a portarne ancora avanti l’impegno. Chinnici, uno dei pochi che ne ha capito gli intenti e l’azione, va incontro a un’analoga e tragica morte, durante la seconda guerra di mafia.

I riconoscimenti

Nel libro “È così lieve il tuo bacio sulla fronte“, Caterina Chinnici ricorda l’abnegazione di Gaetano Costa così: “Nel febbraio 1982 – noi l’abbiamo scoperto dopo – papà andò in missione a Roma, sotto falso nome, a riferire al Consiglio Superiore della Magistratura cosa stava accadendo a Palermo. Raccontò di Costa, di come fosse stato lasciato solo a firmare un plico di ordini di cattura di cui nessuno voleva farsi carico, contro le famiglie Spatola, Inzerillo e Gambino”.

“Disse che era stato ucciso per aver voluto compiere il suo dovere di magistrato, ed era esattamente così. Nessuno di quegli uomini – Costa, Scaglione, Terranova, Mattarella, Basile e gli altri che si aggiunsero alla lista nel 1981 – stava facendo altro che il proprio dovere”.

Lo Stato ha conferito a Gaetano Costa la Medaglia d’oro al merito civile. La città di Palermo gli ha intitolato una strada e un giardino pubblico, prima noto come “Verde Terrasi”, che si trova tra viale Lazio, viale Campania e via Restivo. Al magistrato le Poste hanno dedicato un francobollo, nel 2020.

Redazione