Ogni territorio ha luoghi che quasi nessuno ha visto dall’interno: caserme, laboratori di restauro, sotterranei scavati a mano, botteghe dove un mestiere si tramanda da secoli. Per un fine settimana d’autunno quelle porte si aprono. Sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026 tornano le Giornate FAI d’Autunno, giunte alla quindicesima edizione, e la Sicilia porta in dote alcune delle aperture più sorprendenti d’Italia.
L’evento del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano coinvolge 700 luoghi in 350 città, molti dei quali di solito inaccessibili o poco conosciuti. Le visite sono a contributo libero e sostengono la missione della Fondazione. Le organizzano le Delegazioni e i Gruppi FAI con il contributo dei giovani volontari.
Il filo conduttore dell’edizione 2026: artigianato e saper fare
Quest’anno il FAI dedica un’attenzione particolare all’artigianato italiano e al Made in Italy. Al centro ci sono antichi mestieri, tradizioni manifatturiere ed eccellenze produttive, considerati parte dell’identità dei territori quanto i monumenti. La selezione dei luoghi è stata fatta anche in collaborazione con Confindustria e Museimpresa.
Il presidente del FAI, Marco Magnifico, ha spiegato il senso della scelta: il patrimonio storico, artistico e agricolo, secondo le sue parole, «suscita non solo conoscenza, ma anche capacità e desideri».
Palermo e Burgio: affreschi celebri, acqua rituale e campane del Cinquecento
A Palermo apre Palazzo Sclafani, oggi sede del Comando Militare Esercito Sicilia. È un edificio trecentesco che nel Quattrocento divenne l’Ospedale Grande e Nuovo. Nel suo cortile fu dipinto il Trionfo della Morte, staccato dopo i bombardamenti del 1943 e oggi custodito a Palazzo Abatellis. L’apertura è pensata ad alta accessibilità, con un percorso tattile, tavole a rilievo dell’affresco, modelli 3D e un audio-racconto. Per l’ingresso serve un documento d’identità valido.
Sempre a Palermo, sotto Palazzo Marchesi nel quartiere ebraico medievale, si scende negli ipogei. Qui si trovano un pozzo a canna quadrata di epoca medievale, forse addirittura del X secolo, e un ambiente ancora in fase di studio che con ogni probabilità era un Miqveh, il luogo del bagno rituale di purificazione.
Nell’Agrigentino, Burgio diventa un itinerario intero dedicato all’artigianato. Le tappe sono:
- la Fonderia di Campane Virgadamo, risalente al Cinquecento e unica fonderia di campane attiva nel Sud Italia;
- l’Antica Bottega Caravella, dove dalla metà dell’Ottocento si lavora la ceramica smaltata tipica del paese;
- il Convento dei Cappuccini, la cui cripta custodisce 49 corpi mummificati vestiti con gli abiti originali del Sette e Ottocento;
- il Castello Peralta, il monumento più antico del borgo, con il suo affaccio panoramico.
Da Catania a Palagonia: una villa d’autore e una basilica nella roccia
A Catania apre Villa Zingali-Tetto, progettata da Paolo Lanzerotti e completata nel 1930. Oggi è il Museo della Rappresentazione dell’Università. Il percorso comprende il giardino d’inverno con le vetrate policrome di Salvatore Gregorietti, l’ascensore in ferro battuto, le collezioni e il giardino all’italiana.
Ad Acireale si visita il salone ottocentesco di Palazzo Nicolosi di Villagrande, con ingresso riservato agli iscritti FAI.
A Palagonia l’itinerario ha come tappa principale le Coste di Santa Febronia, esplorate da Paolo Orsi nel 1917. Il cuore del sito è una basilica rupestre del VI-VII secolo ricavata da una tomba preistorica, con affreschi che vanno dal Quattrocento al Seicento. L’area conserva anche i resti di un villaggio del II millennio a.C.
Tra mare e sottosuolo: Messina, Gela e Ragusa
A Messina la Stazione Marittima progettata da Angiolo Mazzoni tra il 1937 e il 1939 offre due esperienze. La prima è assistere alle manovre con cui i treni vengono imbarcati sui traghetti. La seconda è entrare nel Salone Mosaico per vedere da vicino il grande Mosaico dell’Impero di Michele Cascella, rimasto per anni nell’ombra durante i lavori di restyling.
A Gela, eccezionalmente, si entra nel laboratorio di restauro della nave “Gela II”, di norma chiuso al pubblico. La visita prosegue al Museo dei Relitti greci, dove è esposto lo scafo della “Gela I”, nave mercantile arcaica naufragata circa 2.500 anni fa. A bordo c’erano anfore, ceramiche e lingotti di oricalco.
A Ragusa si scende nella Cava Gonfalone, una cavità di un ettaro e mezzo alta fino a 12 metri. Da qui, a partire dal Settecento, si estraeva la pietra bianca per ricostruire la città dopo il terremoto del 1693. È una “città in negativo”, con i segni dei picconi dei pirriaturi ancora leggibili sulle pareti.
Siracusa, Piazza Armerina e il faro di San Vito Lo Capo
A Siracusa aprono la Biblioteca Alagoniana, fondata nel 1780 dal vescovo Giambattista Alagona, e il Museo Diocesano. Per proteggere i libri dai furti, il vescovo aveva minacciato di scomunica chiunque li sottraesse.
A Piazza Armerina si visita la Chiesa della Madonna della Neve, legata agli Agostiniani e rivestita di stucchi.
A San Vito Lo Capo apre il Faro, acceso per la prima volta il 1° agosto 1859. Si sale fino alla lente lungo circa 200 gradini di una scala a chiocciola. La salita è sconsigliata a chi soffre di vertigini, claustrofobia, difficoltà motorie o problemi cardiaci, e non è ammessa a bambini piccoli e animali.
Messi in fila, questi luoghi raccontano una Sicilia che non si esaurisce nelle sue icone. È fatta anche di mani che fondono il bronzo, di pietre scavate sotto le città, di navi riemerse dal mare. Per due giorni quel racconto diventa visitabile.
Come partecipare
- Quando: sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026
- Modalità: visite a contributo libero; gli iscritti al FAI, anche chi si iscrive durante l’evento, hanno accesso prioritario e aperture dedicate
- Elenco completo dei luoghi in Sicilia e modalità di visita: fondoambiente.it e giornatefai.it
