Da un po’ di tempo a questa parte, il Grillo siciliano si è fatto strada, diventando uno dei vini bianchi più amati. Nel 2017, ad esempio, le vendite hanno visto un incremento del 23%. Si tratta di un vitigno a bacca bianca da mosto, presente soprattutto nella Sicilia occidentale e, in particolare nel Marsalese.

Per secoli, la varietà Grillo è stata esclusiva del territorio marsalese e ha una particolare importanza per la produzione del Marsala, del quale è uno dei vitigni più utilizzati, spesso insieme a Inzolia e Catarratto. Il Marsala migliore si ottiene proprio dalle uve Grillo.

Il Grillo ha la caratteristica di diventare un vino di importante grado alcolico: può superare i 15-16 gradi. È ottimo anche come vino invecchiato per decenni, un particolare insolito per un vino bianco. Oltre che per il Marsala, il vitigno può essere vinificato in purezza con l’ausilio della criomacerazione, grazie alla quale è in grado di dare vini di grande spessore organolettico, sapidi, profumati, e soprattutto con un buon potenziale di longevità.

Questi vini possono avere una longevità superiore a tutti i bianchi siciliani, ad eccezione di quelli dell’Etna. A seconda delle zone di produzione, ogni vino ottenuto da uve Grillo presenta caratteristiche organolettiche diverse: le aree di conclamata qualità sono la contrada petrosilena di Triglia Scaletta, Favarotta, Spagnola, Birgi.

La coltivazione

Gli acini sono medio-grandi, di colore giallo e sferici. L’impianto era tradizionalmente ad alberello, mentre oggi è realizzato con spalliera bassa. Il raccolto è normalmente abbondante, ma non tutti i terreni sono adatti a questo vitigno che ha la particolarità di avere un grado zuccherino molto più elevato rispetto alle altre uve bianche, oltre a particolari proprietà organolettiche.