A causa della sua conformazione geologica particolare, la Sicilia si rivela essere una terra ricca di gole, grotte e spelonche. In questo articolo vedremo insieme le più importanti della zona nord-occidentale e sud-occidentale, quella compresa tra le province di Agrigento, Trapani e Palermo.

La prima grotta che andiamo a presentarvi è quella del Genovese. Essa è situata sull’Isola di Levanzo, presso l’Arcipelago delle Egadi, a nord-ovest del centro abitato. Scoperta nel 1949, la Grotta del Genovese è un magnifico esempio di documentazione storica del periodo preistorico, una delle più importanti di tutta la Sicilia. Nella sua roccia calcarea, tipica delle coste siciliane, sono infatti state scolpite incisioni rupestri che sono state fatte risalire all’epoca del Paleolitico superiore.

Tipici animali del Quaternario, come il Cervus elaphus e il Bos primigenius, si alternano a uomini dal copricapo a forma di uccello; pitture simili a quelle che sono state scoperte alle Grotte dell’Addaura, presso Monte Pellegrino, in zona di Palermo. E poi testimonianze, più recenti, rosse e nere, che rappresentano alcune figure umane, maschili e femminili, e mammiferi, pesci, tra cui il tonno, animale tipico della cultura moderna dell’Isola, caratterizzano i reperti rupestri trovati in queste cavità uniche.

Altre grotte dell’isola dette dei Porci, di Cala Tramontana, di Punta Capperi hanno fornito abbondante materiale risalente allo stesso periodo storico.

Ci spostiamo sulla terraferma, e in particolare in zona Mazara del Vallo, per conoscere l’Ipogeo di San Bartolomeo. In località Miragliano, sulla riva destra del fiume Mazaro, sorge una delle più importanti catacombe paleocristiane. All’interno dell’Ipogeo si hanno tracce di insediamenti umani già dell’Età del Rame, e successive testimonianze di insediamenti dell’Età del Bronzo, appartenenti alla Cultura di Naro-Partanna (2200-1500 a.C.), cui apparteneva anche una necropoli rupestre, andata distrutta.

In epoca moderna, questa grotta venne utilizzata soprattutto per attività minerarie, quelle legate all’estrazione del tufo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, divenne rifugio per i senza-casa; negli anni Sessanta e Settanta venne usata come fabbrica per sgusciare i gamberi. Oggi è parte dell’orto botanico Giardino dell’Emiro.

In provincia di Trapani sorgono le Grotte degli Scurati, un antico insediamento preistorico situato presso il comune di Custonaci. Al loro interno sono state trovate tracce di presenze umane risalenti al periodo del Paleolitico Superiore. La Grotta Mangiapane, la più grande del complesso, fa parte della riserva naturale orientata Monte Cofano.

70 metri di altezza per 13 di larghezza e 50 di profondità: in questa cava nella roccia sono state scoperte selci lavorate, ossidiane, ossa di animali e denti, nonché pitture rupestri oggi conservate al museo Pepoli e al museo etno-antropologico di Parigi. Una curiosità: la grotta era abitata fino agli anni Cinquanta, e apparteneva alla famiglia Mangiapane. Ogni anno, in occasione del Natale, il comune di Custonaci organizza qui il suo presepe vivente; vale la pena pagarci una visita.

Sempre in provincia di Trapani, si trova la Grotta dell’Uzzo, nel territorio della riserva naturale orientata dello Zingaro. Dall’esame dei resti ritrovati si è potuto stabilire che questa grotta fu occupata già ben 10.000 anni fa. Ritrovati appartenenti ad animali come rinoceronti, mammuth e leoni, confermano una presenza addirittura più antica.

Le analisi hanno permesso dunque inoltre di farci venire a conoscenza della storia e delle usanze di questa piccola comunità, nonché dell’uso che se ne fece della grotta stessa. La grotta doveva servire infatti, come riparo dalla notte e dagli animali feroci, di quella che era una comunità costituita da un piccolo drappello di cacciatori. Con il tempo la piccola comunità imparò anche a coltivare la terra e a cibarsi di pesce, attività di cui si è venuti a conoscenza grazie ai ritrovamenti, perfettamente conservati oggi presso il Museo archeologico regionale Antonio Salinas, di Palermo.

Sempre grazie agli scavi, è stato inoltre possibile scoprire una necropoli ‘ante litteram’, realizzata in un’epoca più recente.

Presso il Monte Pellegrino a Palermo, troviamo uno dei reperti preistorici più noti dell’Isola e, secondo gli esperti, tra i più importanti: le Grotte dell’Addaura. Un complesso di tre grotte naturali, poste sul fianco nord-orientale del Monte. I graffiti, appartenenti al Paleolitico e al Mesolitico, vengono considerati oggi come caso unico nell’arte rupestre preistorica, per l’attenzione dedicata ai dettagli nella riproduzione, soprattutto dell’ambiente circostante.

E pensare che la grotta fu scoperta solo per caso, in occasione dello scoppio di un esplosivo, che nel ’43, fece sgretolare la parte più superficiale delle pareti, scoprendone l’antica meraviglia nascosta sotto la patina del tempo. I reperti di strumenti e ossa, sono oggi conservati presso il museo archeologico Salinas.

Presso il comune di Alia, in provincia di Palermo, si trovano le Grotte della Gurfa.
Un esempio di architettura rupestre composta da sei ambienti scavati nell’arenaria rossa. Una camera più grande e a forma di campana, detta thòlos, sembra rassomigliare a quella ritrovata nell’Atreo a Micene.

Gli ultimi studi hanno evidenziato che l’intero complesso architettonico potrebbe esser stato eretto per essere adibito a tempio; un ritrovato di appartenenza dell’Età del Bronzo. Si suppone quindi, che questa sia la leggendaria tomba di Minosse. Una curiosità: nel 1995 queste grotte furono il set di alcune delle scene del film “L’uomo delle stelle” di Giuseppe Tornatore.

Andiamo a Sud, presso la provincia di Agrigento, nei pressi del comune di Sciacca, per incontrare Monte San Calogero. Una collina a meno di 400 metri sul livello del mare, prevalentemente calcarea ospitata presso la riserva naturale orientata gestita dall’Azienda foreste demaniali della Regione. Qui, si trova la Stufa di San Calogero, una delle grotte naturali del complesso, che ha la particolarità di sputare vapore. Si pensa infatti che il Monte, chiamato anche Kronio, potesse essere un vecchio sito vulcanico legato all’Isola Ferdinandea, presso il Canale di Sicilia.

Lunga 9,4 metri e larga 4,2 la grotta raggiunge una temperatura che varia dai 36° ai 42° gradi. Si trova all’interno del cosiddetto Antiquarium, un complesso termale scoperto e utilizzato già nell’antichità a scopo curativo, inaugurato negli anni Ottanta.

Al suo interno infatti, sono stati ritrovati bancali e fori nella roccia, testimonianze che la grotta veniva utilizzata già al tempo dei Sicani, per curare malattie quale l’artrite, la gotta e la sciatica. Una curiosità: del complesso fa parte anche la Basilica che ospita la statua di San Calogero del Gagini; il Santuario fu edificato nel 1530.

Sempre in provincia di Agrigento, esiste un piccolo comune denominato “Grotte”.
Il suo nome pare infatti derivi dal punico ‘erbessus’ ovvero ‘ricco di grotte’. Il territorio di Grotte è infatti puntellato da numerose cavità scavate nella roccia calcarea. Di rilevante interesse storico e archeologico sono i loculi della Scintilìa, a pochi chilometri dalle abitazioni. Si pensa dunque che questo comune sia sorto sulle rovine dell’antica Erbesso di cui parla lo storico greco Polibio.

 

Custonaci (tp) grotta Mangiapane – Foto di Salvo Lo Re

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