01I finanziamenti dell’Unione Europea messi appunto dalla sezione che si occupa di Formazione, vengono utilizzati per realizzare marciapiedi. No non è una burla, è la realtà.

Sono 363 i progetti che l’Unione Europea ha dedicato ai piccoli comuni come Castellana Sicula e Vittoria, ma anche a centri più importanti come Marsala e Noto; comuni che però hanno deciso di non destinare i fondi europei all’attivazione di iniziative volte a valorizzare il proprio capitale umano, bensì alla manutenzione, al rifacimento, e a volte anche realizzazione ex novo, di marciapiedi; per una cifra totale di 114-115mila, euro che dal 2010 entrano nelle casse dei Comuni per uscire sulle strade. E che problema c’è direte voi, i marciapiedi lo necessitano, i soldi ci sono, l’importante è che si usino.

In realtà, questi finanziamenti forniti dal Fondo Sociale Europeo, facevano parte del gruzzolo di ben 4 miliardi del Programma 2007/2013, destinato interamente ad opere di supporto, attivazione e ammodernamento dell’Isola: dalla mobilità alla cultura, dalle opere pubbliche ad appunto la formazione. Soldi che la Sicilia ha usato soltanto per metà, negli ultimi sette anni, e che andranno persi se non utilizzati entro il 31 dicembre del 2015, almeno per un altro 23% minimo. Se non dovesse succedere, la Sicilia potrebbe ritrovarsi con dei fondi in meno, nel prossimo piano di attuazione, che prevede una gittata di altri 7 anni.

Forse questo è sembrato, alla Regione, il modo più semplice per arrivare a non perdere quei finanziamenti tanto preziosi, che andrebbero però destinati a “iniziative innovative a supporto della formazione e della qualificazione del capitale umano”, come recita il testo visibile sul sito Opencoesione.gov.it, nonché alla promozione di partenariati e patti formativi che dovrebbero avere il fine ultimo di contenere la già importante emorragia di posti di lavoro.
Se il settore agricolo sta affrontando una pesante crisi, che si ripercuote su una contrazione di almeno il 3,8% del Prodotto Interno Lordo della Regione, la percentuale dei giovani disoccupati ha superato lo scorso anno il 50%, mentre l’occupazione generale è crollata del 5,8%; una crisi che quest’anno è stata avvertita soprattutto dal settore edilizio e che i più allarmisti dicono: “non vedrà la via della ripresa fino ai prossimi vent’anni”.

Un’affermazione che però potrebbe non essere del tutto esagerata, se si pensa che nel 2013 il P.I.L. della Sicilia ha subìto un calo tale da portarla al di sotto dei 14mila euro prodotti, ovvero il 38% in meno rispetto alla media nazionale.
«Per avere un fisiologico livello di occupazione, in Sicilia sarebbe necessario un milione di posti di lavoro in più, per un totale di 2,3 milioni.» solo così la Sicilia si terrà alla larga dai flussi migratori verso il Nord e l’estero, e riuscirà a riprendersi entro il prossimo vent’ennio, ha spiegato Pietro Busetta, Presidente della Fondazione Curella, nel corso dell’intervento effettuato il 1° agosto scorso al 41esimo “Report Sicilia”; numeri che il Centro Ricerche Economiche con sede a Palermo, ha elaborato in collaborazione con il Diste, Dipartimento Studi Territoriali, e che denotano chiaramente come la Sicilia sia stata duramente colpita dalla crisi; numeri che alla Regione giustificano con un gioco delle tre carte dei finanziamenti europei.

Autore | Enrica Bartalotta