L’inchiesta “spese pazze” nel parlamento siciliano continua a far tremare i politici da gennaio; da quando vennero avviate le indagini, loro, non dormono più sogni sereni.

Oggi novantaquattro avvisi di proroga delle indagini verranno notificate rispettivamente a ottantatré uomini della politica dell’attuale e della vecchia amministrazione e a undici uomini di fiducia, fra consulenti, super tecnici e dirigenti.

Dunque nuovi nomi si aggiungono alla lista dei politici costretti a torna contare” con fatture, scontrini e registri tutte le entrate e le uscite emesse da quando sono stati eletti per stare al servizio dei cittadini.

Come si ricorda, a gennaio fra i nomi degli indagati si leggeva: Ardizzone, Raffaele Lombardo, Davide Faraone e tanti altri. Così per la prima volta si è potuto indagare sulle spese pazze dei signori politici e la Procura regionale della Corte dei Conti, stima già un buco di oltre due milioni di euro.

IL BUCO, LE SPESE PAZZE E LE CASSATE SICILIANE

Due milioni di euro spesi da deputati regionali per pagare, con i soldi pubblici, le bollette dell’Enel, la Tarsu ( che pesa anche a loro) e il tanto insensato Canone Rai. Poi in prossimità delle feste, quelle comandate, loro erano soliti spendere soldi in cassate siciliane. Sono buone e piacciono a tutti, così una volta ne hanno acquistato 43 chilogrammi, c’era tanta gente.

Altre somme sono state destinate per viaggi di istruzione dei propri figli, spesse volte anche per comprare la carne, andare dal salumiere o per acquistare le mimose (d'altronde si sa, la politica e la donna, camminano di pari passo).

Tra le spese pazze si leggono di alcune mance davvero fuorvianti: si vede una mancia di 100 euro data da un esponente del PD ad un cameriere a seguito di un pranzo elettorale e poi… un esponente dell’MPA che ha omaggiato 300 euro al personale del Palazzo dei Normanni.