francisca guimaraes

caserecce siciliane ai frutti di mare - Foto di Giuseppe IlacquaSpesso mi sono messa nei panni di un turista che arriva, magari in una giornata di caldo asfissiante, in Sicilia.

Ed altrettanto spesso mi sono scoperta ad invidiare quel turista da me stessa impersonato perché in Sicilia, come in nessun altro posto al mondo, il primo “benvenuto” che qualunque turista riceva è  silenzioso ma carico di umori: è il profumo del mare: che non ha pregiudizi ed accoglie chiunque.

cassatelle di Agira - Foto di Veronica Grazia ZuccarelloIn Sicilia l’aria “profuma” sempre di qualcosa di buono: e ciò a dispetto del fatto che, assai colpevolmente ed irresponsabilmente, sovente si accumulino piccole colline di rifiuti qui e li, a deturpare un volto che forse è destinato a non essere mai troppo perfetto.

L’aria in Sicilia profuma di zagare, limoni, arance, mare, sale, biscotti, gelsomini, anice, sarde, canditi, pomodoro.  E’ addittiva, per certi versi intossicante: chi poi va via lascia dietro di sé una sorta di malinconia assimilabile alla “saudade” dei brasiliani, o al Mal d’Africa.

Dolci di mandorla - Foto di Giuseppe CarusottoProfuma di forni dentro ai quali cuoce sempre qualcosa di straordinario. In nessun altro posto del mondo, da dietro le porte delle case della gente, trapela il profumo del buon cibo fatto in casa, spesso accompagnato dal vocio di chi in quelle case accudisce anche ai figli o chiacchiera con la vicina di casa.

Sovente è semplicemente una spezia a diffondere profumi unici ed irresistibili: l’origano è una di queste spezie. Acqua, olio, farina, sale, lievito, origano: una focaccia. Povera, molto povera, ma dal profumo irresistibile e dal gusto incomparabile. Ma anche l’aglio ed il nostro mitico soffritto.

IMPANATA D'AGNELLO (TRADIZIONE PASQUALE RAGUSANA) - Foto di FOTO DI NATALE GIOVANNARicordo di un cuoco che una volta, alcuni anni fa in quel di San Vito Lo Capo, mi disse: “ogni sera, subito dopo l’apertura, inizio a preparare un soffritto di cipolla, aglio, olio e peperoncino. Lascio aperta la porta della cucina ed il profumo si spande tutto intorno: lei non ha idea di quanta gente si venga a sedere a “scatola chiusa” anche solo per mangiare quell’odore. Quel soffritto è il mio marketing meglio riuscito, altro che pubblicità! ”

Mettere piede in un semplice panificio, per un turista, è un’esperienza sensoriale e visiva impareggiabile. Forse solo i francesi ci seguono a ruota. La scelta enogastronomica siciliana è immensa: partendo dalla prima colazione per finire allo spuntino serale.

Piera DI SALVOSono questi gli affreschi , insieme ai mosaici bizantini e alle architetture barocche ed arabe, ed insieme ad una tavola azzurra su cui si poggia un cielo quasi sempre vestito di blu, che rendono la Sicilia un posto unico al mondo.

E i siciliani lo hanno capito ormai da qualche anno: ed ecco che la Sicilia sforna grandi cuochi, bravi Chef, che adesso come mai prima d’ora puntano sulla tradizione.

Ricotta dentro alla cavagna - Foto di Sara CappelloNomi noti del panorama enogastronomico siciliano scommettono giorno dopo giorno sul prodotto locale e sulla diffusione a livello nazionale, e talvolta internazionale, di ricette della tradizione: e così si va dall’affezione quasi romantica di Peppe Giuffrè verso  le sue “busiate” ed il suo “cous cous”, ai virtuosismi di Natale Giunta  che partendo da una semplice sarda a beccafico, porta la cucina siciliana a passeggio per il mondo e ne fa un’opera d’arte puntando sugli ingredienti a chilometro ( o sarebbe meglio dire “ a miglio nautico”) zero e di primissima scelta.

Torrone siciliano - Foto di ViodarioMa non solo loro: Bonetta dell’Oglio, una delle pochissime Chef siciliane nota al grande pubblico,  di tutto ciò che è tradizione ha fatto cavallo di battaglia, una vera missione, privilegiando l’origine e l’originalità. Al bando dunque le sofisticazioni e le elaborazioni ardite, e al bando gli ogm: Bonetta vuole portare avanti la cucina siciliana verace, ed il suo motto è “ voglio mangiare la verità”.  E che dire di Massimo Mangano, che si esprime in fantastici finger food a base di ricette della tradizione siciliana? Caponatine, parmigianine, sardine a beccafico: tutto diventa mini, tutto diventa “finger”, tutto segue un trend; ma tutto rimane meravigliosamente siciliano. O di Roberto Lombardo, che “declina” l’arancina in ogni modo possibile e per qualsiasi esigenza, anche vegetariana? Lo street food diventa glamour: e il glamour si trasforma in imprenditoria.

z Zucca Rossa in Agrodolce - Foto di Guido CarusoE come loro, tanti altri cuochi e chef a vari livelli hanno compreso che proprio questo è il futuro economico dell’isola Sicilia e che la tradizione enogastronomica siciliana non è soltanto un prodotto vendibile al turista ma anche, e forse soprattutto, destinato al consumo interno dato che i siciliani stessi hanno capito che se è vero che le crepes sono buone,  è però  altrettanto vero che è assai interessante riscoprire le panelle.

Il siciliano ha capito che la cheese cake è deliziosa, ma che la Sfincia di san Giuseppe non è più calorica e che, inoltre, è unica. Perché la Sfincia, a differenza del cannolo che da tempo vive una dimensione internazionale di tutto rispetto, non è molto conosciuta al di fuori della sua città d’origine che è Palermo.

Foto-di-Pietro-BommaritoNessuno al mondo vanta una cucina tanto variegata quanto quella siciliana che, per converso, è anche una delle più povere in cui l’ingrediente fondamentale per decenni è stato la fantasia: che non costa nulla e che produce un universo di meravigliose alternative ed opportunità sempre nuove. Tutto questo finalmente è saldamente nelle mani degli Chef che hanno compreso il tesoro che si era sin qui sottovalutato di avere, e che stanno mettendo a reddito creando il brand Sicilia.

beccaficoNon a caso si moltiplicano ormai incessantemente le trasmissioni dedicate al cibo con canali tematici dedicati 24 ore su 24. E non a caso Chef di altre provenienze geografiche, si cimentano ( non sempre con lode, va detto) nella preparazione di piatti della tradizione siciliana. Perché la Sicilia finalmente fa parlare di sé per qualcosa che vada fuori dai soliti clichè e dai soliti canoni: la Sicilia riunisce tutti alla tavola.

Ed e’ in questi pochi elementi che risiede il futuro dei giovani e delle generazioni a venire: nel mare e nel suo miracoloso prodotto, nel turismo soprattutto enogastronomico, e nella cucina siciliana rivalutata. Dunque il futuro economico dell ‘isola è nelle mani capaci e sapienti degli chef che lavorano saldamente ancorati alle loro origini, insegnandole ai più giovani, nati nell’era dei fast food e degli hamburger: ed i frutti non tarderanno ad arrivare dato che già se ne raccolgono a piene mani. Una speranza anche per l’occupazione dato che molti giovani oggi sognano di diventare Chef per avere qualcosa da comunicare attraverso quel  linguaggio universale unico che è, semplicemente, la cucina.

Di: Alessandra Verzera – Direttore Responsabile di www.sceltedigusto.it