La festa di San Paolo, che si celebra ogni anno a Palazzolo Acreide, provincia di Siracusa, dal 26 giugno al 6 luglio, vanta origini antichissime e appartiene alle grandi feste stagionali legate al ciclo della natura. La festa affonda le sue radici secolari in alcune peculiari tradizioni che la rendono unica nel panorama delle feste popolari della Sicilia. Scriveva il Pitrè in “Feste popolari in Sicilia” a fine Ottocento: “Chi ha visto in Sicilia una processione può dire di averne viste parecchie, tale è la loro somiglianza. Però non può dir lo stesso di quella di S. Paolo in Palazzolo”. La festa di S. Paolo si svolge nel contesto di una città antica (Akrai fu fondata dai corinzi siracusani nel 663 A.C.), dove rivivono i resti delle civiltà greco-romana, medievale, ma soprattutto nella cornice di uno sfarzo di chiese e palazzi della ricostruzione barocca del post terremoto del 1693. E per l’appunto la festa di S. Paolo assurge a vero e proprio trionfo del barocco. Teatro: la maestosa, movimentata e scenografica facciata barocca su tre ordini della Basilica e il complesso architettonico che ne fa da cornice. E’ la spettacolare sciuta dalla chiesa, alle tredici in punto del 29 giugno, in piena canicola, a fare esplodere di colori questi fondali creati da architetti, maestranze locali e abili intagliatori. Il 28 giugno, alle ore 20,30, al rientro del giro di gala all’interno della settecentesca basilica piena all’inverosimile, S. Paolo si mostra ai suoi fedeli. La statua del Santo, che dalla precedente festa di gennaio è rimasta nascosta, compare ora fra le enormi colonne tortili dell’altare maggiore, accolta dalle acclamazioni di giubilo dei devoti. Il 29 giugno, giorno della festa, all’alba cominciano i preparativi per l’uscita delle tredici, Verso le nove si muove “u carrettu ro pani”, che, adorno di spighe, trainato a mano per le vie del paese, raccoglie le tradizionali “cuddure”, grandi pani votivi decorati con uno o più serpenti a rilievo, che benedette vengono poi vendute all’incanto nel pronao della chiesa. Ma il momento più importante della festa, atteso e preparato per un intero anno è l’uscita delle tredici “a sciuta”. Alle ore tredici in punto la “vara” della reliquia compare sul sagrato e fioccano dall’alto timidamente i primi grappoli di “nzareddi” accompagnati dallo sparo di un filo di maschetteria. Non appena S. Paolo attraversa l’elegante portale barocco e compare sul sagrato, il rito si compie: il cielo si spacca in un fragore infernale, dai piani alti della facciata cento bocche di fuoco lanciano a più raffiche una tempesta di “nzareddi” che per alcuni secondi coprono tutto. S. Paolo ricompare in tutta la sua imponenza alla fine della scalinata. Durante tutto il giro si ripete il rito della denudazione dei bambini; sono per la maggior parte neonati e vengono offerti al santo, issati sulla vara quasi a sfiorare la statua, per una grazia ricevuta o per implorarne la protezione. La processione, dopo che ha compiuto il giro di quella che era la Palatiolum medievale, rientra nella basilica di S. Paolo. La sera, all’imbrunire, si svolge una seconda processione; il Santo viene condotto per le vie del paese. In tarda serata a conclusione della processione, viene sparato “u fuocu” uno straordinario spettacolo pirotecnico. Alla fine S. Paolo entra a ritroso nella sua chiesa, la festa per i più finisce qui. Ma i palazzolesi, i ferventi “sampaolesi”, venerano il loro Santo Patrono per tutto l’ottavario. Nel giorno dell’ottava, il 6 luglio, il Santo di nuovo viene condotto processionalmente per il paese ed al rientro in Chiesa viene “velato” nella sua nicchia, dove rimarrà, nascosto alla vista dei suoi devoti, fino alla prossima festa di gennaio.

 
 
Sara Tinè