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Siete mai stati a Caltagirone?

E’ un comune del catanese patrimonio dell’Unesco, famoso per aver dato i natali a Luigi Sturzo (fondatore del Partito Popolare Italiano), per la festa di San Giacomo che vi consiglio vivamente di andare a vedere, per le meravigliose ceramiche e per tanto altro…

Se fate un giretto nel centro storico di Caltagirone, notorete che diversi laboratori di ceramica realizzano dei vasi molto particolari a forma di testa di moro. Sono bellissimi, rappresentati sia da donne che da uomini e adornano le case ed i balconi di molte città siciliane.

Ma con tutte le teste che esitono perché scegliere proprio quella di un moro?

La risposta è data da una delle mille leggende legate al periodo arabo in Sicilia.

Si racconta che a Palermo, nel bellissimo quartiere arabo 'Al Hâlisah (oggi la Kalsa), dove un tempo soggiornava il sultano, in un palazzo viveva una fanciulla che amava passare le proprie giornate a curare i fiori e le piante del suo balcone.

Un giorno si trovò a passare sotto il suo balcone un giovane moro che, vedendo la fanciulla così bella e aggraziata se ne innamorò (colpo di fulmine fu!). Immediatamente le dichiarò il proprio amore, e la ragazza, vedendo nel giovane aitanza e forza, audacia e passionalità, ricambiò più che volentieri il sentimento.

Ma da qui, la storia d’amore subisce un cambiamento, e da romantica e sdolcinata che era inizia ad assumere un aspetto triller.

Sfortunatamente (per lui) il giovane moro era sposato con prole. 

La ragazza venne a saperlo, e, come ogni fimmina che si rispetti, iniziò a tramare una vendetta.

Durante la notte, mentre il giovane dormiva lei prese una spada e gli tagliò la testa.


Ora, domando a voi, cosa ci fareste con una testa in più a casa vostra?

La risposta è semplice, la utilizzareste come vaso.

E così fu. La testa mozzata venne messa in balcone per adornare le bellissime piante della fanciulla…secondo me anche per fare capire che con lei non si scherzava.


La leggenda è un po’ macabra ma interessante.

Mi raccomnado uomini, niente tradimenti perché sennò…zaaaaccc!!!

Di Alessandra Cancarè