Le fave, scientificamente definite “Vicia faba”, sono caratteristici baccelli di colore verde chiaro con semi verdi al loro interno, eappartengono alla famiglia delle Fabaceae, sottospecie delle Leguminose. Una datazione orientativa ne fa risalire i primi consumi all’Età del Bronzo e del Ferro e resti rinvenuti nelle tombe egizie, dimostrano che sono stati i primi legumi che l’uomo abbia mangiato. Il commediografo greco Aristofane riteneva che le fave fossero il cibo preferito da Ercole, noto sia per le fatiche, che per la sua fama di grande amatore. Secondo Pitagora e i suoi seguaci, le fave erano la porta dell’Ade, poiché la macchia nera dei loro fiori bianchi rappresentava la lettera “Theta”, iniziale della parola greca Thanatos (morte).

FAVE 5Si dice che Pitagora odiasse a tal punto le fave, che una volta si fece catturare dai nemici piuttosto che fuggire, passando da un campo di fave, unica via di fuga. Il suo maestro egizio, infatti gli aveva detto che tali legumi, spappolati e macerati al sole, emanavano odore di sperma umano. Lo storico Plutarco riporta, poi, che le fave, suddivise in bianche e nere, furono usate come mezzo di calcolo e in seguito anche come manifestazione di voto nell’elezione dei magistrati, per cui l’espressione ‘astenersi dalle fave’ equivaleva ad astenersi dal voto. E se Egizi e Greci erano convinti che mangiar fave potesse portare alla morte, evitando di seminarle e di toccarle; i Celti, al contrario, credevano che le fave aiutassero la fecondità e per questo motivo ne erano grandi consumatori.

FAVE 1Secondo Cicerone, le fave riscaldavano l’intestino e turbavano i sogni divinatori non concedendo la calma e la concentrazione necessarie all’attività; Ovidio, invece, sosteneva che le streghe masticassero fave mentre generavano sortilegi per paralizzare la lingua dei loro nemici. Platone riteneva che ai pitagorici fosse proibito il consumo di fave perché provocavano un forte gonfiore ( per via della rapida fermentazione nella digestione dei legumi), nocivo alla tranquillità spirituale di chi cercava la verità. Plinio scriveva: “… si ritiene che (la fava) intorpidisca i sensi e provochi visioni”. Secondo l’immaginario comune, le fave designavano i genitali femminili (baccelli aperti), e i testicoli maschili (fave). Alle feste romane dedicate alla dea Flora,protettrice della natura in germoglio, veniva gettata sulla folla una cascata di fave come auspicio e prosperità . Al tempo dei Romani, le fave venivano consumate secondo le ricette proposte da Apicio, accompagnandole con uova, miele e pepe, prima di mescolarle ad erbe e salse. Mentre nel Medioevo la loro fama crebbe; il Rinascimento mise in luce le qualità afrodisiache di questo legume, tanto che il Platina scriveva: “…le fave gonfiano il ventre e stimolano la lussuria, cosicché non a caso i Greci dicevano che esse assomigliano a testicoli” ed il Machiavelli evidenziava le virtù corroboranti delle fave nella sua commedia Clizia, basata sull’amore del vecchio Nicomaco per una giovane schiava, facendo scegliere al settantenne un particolare menu prima dell’incontro carnale: “… io cenerò poche cose ma tutte sustanzievoli, in prima un’insalata di cipolle cotte; dipoi una mistura di fave e spezierie…”.

FAVE 3Le fave sono composte per l’80 % da acqua, 12 % da carboidrati, 5% da proteine, mentre la restante parte è composta da fibre e sali minerali (potassio, ferro, magnesio, zinco, calcio, fosforo, sodio e selenio). Sono presenti vitamine del gruppo B (in particolar modo B1, B2, B3, B5 e B6) e la vitamina C. Le fave fresche contengonoLevodopa (o L-dopa), un aminoacido che migliora la concentrazione di dopamina nel cervello. La Levodopa è il principio attivo dei principali farmaci utilizzati nella terapia del Morbo di Parkinson; per cui le fave sono attualmente studiate per valutare l’effettivo beneficio che possono apportare nella cura di questa patologia. Grazie alla presenza di Levodopa, esse innalzano la dopamina nel cervello, procurandoci uno stato di euforia e di buonumore; inoltre,contengono molto ferro (per ogni etto, allo stato fresco, troviamo quasi 2 milligrammi di ferro). In quelle secche, addirittura, la quantità di ferro raddoppia, superando di gran lunga la stessa carne di cavallo. Se mangiate crude, apportano una buona dose di vitamina C, che aiuta l’organismo ad assorbire il ferro, rivelandosi un ottimo alleato degli anemici, oltre che a proteggere l’organismo dalle malattie.

FAVE SECCHE 2Le fave fresche sono tra i legumi, le meno caloriche (37 calorie per 100 gr.), ma l’apporto calorico sale a 342 calorie per 100 gr. di prodotto consumato, per le fave secche. Non contengono colesterolo; non contengono glutine e, grazie all’abbondante presenza di fibre, aiutano gli intestini pigri ed agevolare la depurazione del corpo, eliminando scorie e tossine. Essendo ricche di sali minerali, aiutano gli sportivi a reintegrare le sessioni intensive di sport, rivelandosi toniche ed energetiche, ottime anche in caso di astenia e affaticamento fisico e mentale. Inoltre, hanno proprietà diuretiche e drenanti, utili per il nostro fegato e l’apparato urinario. Il consumo di fave è pericoloso per le persone che, soffrendo di favismo, una patologia ereditaria che generalmente si diagnostica in tenera età, ma che può insorgere anche in età avanzata, non possiedono l’enzima G6PD, indispensabile per neutralizzare gli effetti nocivi di alcune sostanze presenti nelle fave; la cui mancanza provoca lo stress ossidativo dei globuli rossi.

FAVE SECCHENel consumare le fave secche, controllate che non siano presenti sostanze estranee e che i semi siano integri. Una volta effettuato l’ammollo, eliminate quelli che sono venuti a galla. Le fave fresche, invece, devono avere baccello integro, duro e sodo. Le fave primaverili sonoottime consumate crude con pecorino, caciocavallo o salamequelle secche solitamente vengono lessate e condite con olio e limone o aceto; cucinate in minestre o stufate in un soffritto di cipolla, ridotte in purea e accompagnate alla borragine. Il sapore dolciastro delle fave, abbinate alla cicoria sbollentata e passata in padella, ne attenua l’amarognolo. Accompagnando questo piatto con una bella fetta di pane condita con un filo d’olio extravergine d’oliva, ne deriva un prodotto completo dal punto di vita nutrizionale; per non parlare, poi, di un altro piatto tipico della cucina pugliese e grossetana: fave e baccalà. Insomma, con le fave, ricchissime di proprietà salutari, ci si può davvero sbizzarrire in cucina!

Caterina Lenti

Meteoweb