Levanzo è un piccolo angolo di paradiso al largo delle coste di Trapani. La più piccola delle isole Egadi, con una superficie emersa di appena 5 chilometri quadrati. Tanto le basta, però, per rimanere nel cuore dei visitatori. Non servono auto, qui, perché ci si muove a piedi o in bici. A caratterizzare l’isoletta sono le rocce calcaree bianche, che si articolano in numerose grotte. Tra queste, la più famosa è quella del Genovese. Il nome greco dell’isola era Phorbantia, a quanto pare a causa dell’abbondante quantità di erba sul suo territorio. Dal mare alla montagna, il promontorio più alto è Pizzo Monaco, con i suoi 270 metri s.l.m.

Levanzo: spiagge, natura, archeologia

Per potere godere appieno di Levanzo e della sua bellezza, bisogna esplorarla a piedi o via mare, in barca. Ci sono diversi sentieri. Il primo dal porto, Cala Dogana, fino a raggiungere la Grotta del Genovese. Un altro attraversa tutta l’isola nella lunghezza, arrivando al Faro di Capo Grosso. Qui si gode di una vista mozzafiato. Percorrendo la costa, invece, si raggiunge il Faraglione lungo un sentiero con lentischi e fichi d’India. Al di là dei percorsi naturalistici, naturalmente, l’attrattiva principale sono le spiagge di Levanzo. La costa è frastagliata, con calette e spiaggette solitarie. Le più famose sono Cala Dogana, proprio accanto al porto. Cala Minnola si raggiunge percorrendo un sentiero per circa 20 minuti ed è circondata da una pineta. Cala Fredda offre sabbia e ghiaia, mentre Cala Calcara è appartata, sul versante orientale dell’Isola. Cala Tramontana è la più grande, selvaggia e ricca di vegetazione.

Oltre a spiagge e natura, Levanzo è molto interessante anche dal punto di vista archeologico. La Grotta del Genovese è uno dei più importanti siti archeologici siciliani, con le sue incisioni e pitture rupestri risalenti al paleolitico superiore (9680 a.C.). Nello specchio d’acqua antistante Cala Minnola è presente uno dei siti archeologici sommersi più importanti della Sicilia: vi si trovano il relitto di una nave romana e dei resti del carico di anfore e frammenti di vasellame che giacciono ad una profondità di circa 27 metri.

Foto: Salvo Ferrante

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