Il limone di Siracusa è un prodotto garantito e protetto dal consorzio I.G.P.
Proviene dalla cultivar femminello di Siracusa ed è presente in Italia con tre fioriture.

La pianta del limone è giunta in Italia dalla Birmania, Nazione da cui origina, tramite i traffici dei commercianti di Mesopotamia e Medio Oriente. Qui, essa si è ben adattata al clima in quanto necessita di un habitat che sia secco, quasi per nulla umido; i luoghi del mondo in cui il limone viene al meglio coltivato e conservato, sono infatti quelli della fascia Mediterranea: Italia, Spagna, Grecia e Turchia, ma anche aree similmente calde e miti come Sud Africa, California e Uruguay. La sua coltivazione intensiva però risale ad un periodo particolarmente recente. Fino al Cinquecento e per una prima parte del Seicento infatti, il limone veniva utilizzato per preparazioni classiche e piuttosto lussuose; furono i padri Gesuiti a introdurne le coltivazioni in territorio siracusano, sfruttandole in maniera intensiva non prima del XVII secolo.

Nel 1891, la produzione di questo frutto arrivò a raggiungere le 11.600 tonnellate, dichiarando ufficialmente il limone il frutto del sostentamento della zona di Siracusa, e facendo diventare, la Sicilia, una delle principali produttrici di limone al mondo. Molta fortuna la fece infatti l’area del siracusano, attraverso i commerci con l’estero, in particolare con gli Stati Uniti e l’Inghilterra, ma anche con altri porti dell’Italia e del resto del mondo: come Trieste, Malta e Fiume. Assieme al limone, che i siciliani coltivavano soprattutto per ricavarvi citrato di calcio e acido citrico, il porto di Siracusa divenne uno dei più importanti snodi commerciali della Sicilia dell’Ottocento e del primo Novecento, grazie ai traffici che includevano anche le arance, dolci e amare, e prodotti del limone, come il citrato di calcio stesso.

Nonostante la massiccia urbanizzazione che ha interessato l’area del siracusano nel Secondo Dopoguerra, la coltivazione del limone nei dintorni di Siracusa, è stata tutt’altro che abbandonata. Il limone di Siracusa I.G.P. deriva da una cultivar detta femminello, una pianta particolarmente conosciuta per la sua abbondanza produttiva; il frutto è infatti presente sul territorio italiano, praticamente tutto l’anno, dato che la pianta fiorisce in tre periodi specifici: con il primofiore, che caratterizza il periodo che va da ottobre a marzo, il bianchetto, che matura tra aprile a giugno, e il verdello, che copre i mesi estivi, da luglio a settembre.
Ognuna di queste specie è differente, ma tutte hanno forma ellittica e succo citrino; sono accomunate da una particolare abbondanza di succo e da una ricca presenza di ghiandole oleifere che rendono la buccia del limone di Siracusa, così aromatica e ricca di olii essenziali, da essere particolarmente noto ed utilizzato nell’industria profumiera e cosmetica delle grandi case di moda, ma è conosciuto anche nel settore alimentare per la realizzazione di prodotti di catene leader come Polenghi e le gelaterie Grom.

In Italia il femminello viene coltivato in oltre 12mila quattrocento ettari di terreno, ed è proprio la Sicilia, sulla cui superficie di 5.300 ettari si produce una media di 150 mila tonnellate di prodotto, la regione che rappresenta il 42% della produzione nazionale. Il limone di Siracusa I.G.P. viene anche esportato, con particolare successo, all’estero: il suo principale bacino d’utenza è la Norvegia, mentre carichi imponenti raggiungono periodicamente anche diversi Paesi dell’Unione Europea come Germania, Francia, Regno Unito, Danimarca e Austria.
L’area di coltivazione di questo frutto di estende lungo la fascia costiera di 10 comuni della provincia di Siracusa, tra cui nominiamo Augusta, Avola, Noto, Solarino e Sortino.

Il limone di Siracusa, parte dei prodotti agroalimentari tradizionali presenti nella lista stilata dal Ministero delle Politiche Agricole, è inoltre protetto dal consorzio I.G.P. dal 2011, assieme al limone Interdonato di Messina e ad altre varietà italiane come il limone di Sorrento o il femminello del Gargano. A Siracusa, durante le celebrazioni realizzate in onore di Santa Lucia, nel giorno del 20 di dicembre, il limone, assieme alle arance, viene utilizzato per adornare i ceri che vengono portati in processione insieme al noto simulacro in argento. Il frutto è un dono alla Santa, ma rappresenta anche il passaggio simbolico della processione, dalla campagna alla città, ovvero dall’area di piazza Santa Lucia alla Borgata fino all’Isola di Ortigia.

In campo medico, il limone di Siracusa è stato testato con una certa efficacia dagli Ospedali Riuniti di Bergamo, per farne un prodotto in grado di prevenire la calcolosi renale nei soggetti recidivanti. Tradizionalmente, il citrato di potassio è infatti l’unico ingrediente in grado di impedire e ridurre la formazione dei calcoli, anche se il farmaco da cui viene derivato provoca diversi effetti collaterali ai pazienti che ne fanno uso, che sono costretti per questo, dopo un po’, a sospendere la cura. Il trial clinico effettuato con la collaborazione tra l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” e il Consorzio di Tutela, ha determinato come il succo di tre o quattro limoni possa riprodurre gli stessi benefici del farmaco, minimizzandone le conseguenze sul corpo del paziente.

Autore | Enrica Bartalotta