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L’uso di deporre fra gli oggetti del corredo funebre gusci di uova di struzzo tagliati e decorati, piuttosto frequente nelle necropoli puniche, ha origine in area vicino-orientale e in Egitto durante il III millennio a.C.
Sono le necropoli puniche di Spagna, Nord Africa e Sardegna a restituire la documentazione più ricca di gusci di uova di struzzo, tagliati a tre quarti o a metà e utilizzati come contenitori rituali a partire dal VII secolo a.C.
Gli esemplari recuperati nei contesti funerari della necropoli punica dell’antica Panormos, ripropongono tipi noti nella classe dei gusci utilizzati come contenitori: nella forma di bicchiere o di coppa, presentano una ricca decorazione sulla zona inferiore caratterizzata da triangoli, linee e boccioli di loto disposti su diversi registri.
Un apporto del tutto nuovo alla conoscenza di questa classe di materiali è data dalla presenza delle mascherine, realizzate su frammenti di gusci di forma ovoidale in cui campeggiano, al centro, dei grandi occhi a profilo arcuato dipinti con colori dalle forti tonalità come il nero, il rosso e l’ocra. Per questi frammenti si è ipotizzato un’importazione dal Nord Africa che confermerebbe gli stretti legami commerciali e culturali tra Panormos e Cartagine durante il VI secolo a.C. 
Considerati oggetti “di lusso” i gusci di uova di struzzo si caricano di una doppia valenza: simbolica, in quanto intrinsecamente legati al concetto di rinascita e rigenerazione ; apotropaica, ovvero finalizzata all’allontanamento delle influenze malefiche, nel caso dei gusci dipinti a mascherina. 

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