Tra malattie, attentati e pericoli vari, in seno ai viaggi ci sono delle destinazioni da evitare. Quanto meno nei prossimi mesi, se non addirittura anni. La lista di "Libero" è sterminata. Innanzitutto, Siria e Yemen, sconquassate dalle guerre. Poi Egitto, Tunisia e Turchia, che vivono vicissitudini geopolitiche eterogenee ma comunque riconducibili tutte sotto il minimo comune denominatore del "rischio". 

Nei paesi del Golfo come gli Emirati Arabi, il Qatar e l'Oman, c'è l'allarme della Farnesina a causa della Mers, Middle East respiratory syndrome, una febbre mortale diffusa da cammelli e dromedari e propagata negli ospedali dove viene scambiata per influenza: 1500 casi nel mondo, un terzo mortali.

L'emergenza Zika, poi, non coinvolge solamente il Brasile, ma anche Messico, Bolivia, Paraguay, Polinesia francese (Fiji, Tonga, Samoa, Salomone), Capo Verde e Maldive. Nel sud-est asiatico, a rischio disordini e attentati di matrice islamica sono Thailandia, Indonesia (Bali) e Malesia.

In America, conclude "Libero", 

l'elenco comprende Haiti, Salvador e Messico. In Salvador il problema sono le maras, le mortali bande di strada che spacciano, rapinano e uccidono con estrema facilità. Il Messico è ormai un narco-stato in cui dilagano anche i rapimenti. Ce ne sono di due tipi, "express" e "virtual": il primo consiste nel trascinare a mano armata qualcuno al bancomat e fargli svuotare il conto, il secondo nell'isolare una persona (anche senza che se ne renda conto) e convincere la famiglia rimasta a casa a pagare un riscatto.