A metà strada tra Castronovo di Sicilia e Santo Stefano di Quisquina sorge il Monastero di Santo Stefano di Melìa, inizialmente forse di ordine benedettino, ma poi diventato di rito bizantino, in seguito al consolidamento della presenza bizantina in Sicilia.

È un antico casale, ubicato ai piedi del Monte Stagnataro, il cui nome richiama termini come Melin, Mell, Melita (abbreviazione di Monotheus, un solo Dio)

Dalla lettera (Epistola XXX) di Papa San Gregorio Magno si hanno notizie di otto monasteri da lui fondati nel tratto di strada che collegava Palermo ad Agrigento.

Tra questi c’è proprio quello di Santo Stefano di Melìa.

Con bolla del 13 Dicembre 1188, Papa Clemente diede alla Chiesa di Santo Stefano il carattere di parrocchialità, per il numero di abitanti molto consistenti. Alla scuola dei cenobi di Santo Stefano furono avviati alle pratiche religiose San Vitale (Patrono di Castronovo) e suo nipote Elia.

Il casale è sopravvissuto fino al 1347 e successivamente è stato utilizzato come masseria, nel cui atrio del chiostro sopravvive ancora l’antica fontana monastica.

Pare che il monastero sia crollato intorno al 1492. Del ricco patrimonio del monastero resta un Crocifisso dipinto su tavola del 1300 trasferito dal monastero di Melia alla Chiesa di San Vitale e da questa all’ attuale Chiesa Madre.

Foto: Emy Caltabellotta – Nicola Calì