L'intervista a Salvo Riina, figlio del boss Totò, andata in onda a Porta a Porta ha continuato ad essere al centro di forti polemiche. Il direttore dell'offerta informativa Rai, Carlo Verdelli, ha difeso in commissione di Vigilanza la scelta di mandarla in onda, prendendosela con il monummento che sorge sull'autostrada Palermo-Trapani, in memoria delle vittime della Strage di Capaci. 

Ecco cosa ha detto:

Perdonatemi se lo dico: ma quel monumento di Capaci, se qualcuno lo ha visto da vicino, è un'infamia. Perché di fronte a quel monumento delle vittime della mafia non ci si può neppure fermare con la macchina perché ti tirano sotto. C'è una piazzola piccolissima.

La dichiarazione di Verdelli fa riferimento alle intercettazioni delle quali si è parlato in seguito all'intervista. Il figlio di Riina, davanti al monumento di Capaci, dice: "Ancora appendono i fiori a quellu cosu?". In Vigilianza, in seguito alle affermazioni relative al monumento, è scoppiata una bagarre: Michele Anzaldi, segretario della commissione, ha replicato duramente, lasciando la riunione in segno di protesta. L'esponente del Pd ha anche aggiunto: "Non è ammissibile definire un'infamia Capaci".

Il segretario Pd di Capaci, Salvatore Roccalumera, ha scritto una lunga leggera a Verdelli, per esprimere il suo sdegno. Eccone uno stralcio:

Pur comprendendo, con grossi sforzi, visto il ruolo che riveste, che sia legittimo difendere l'intervista fatta a un soggetto che non ha mai preso le distanze dalla mafia e che ha scritto un libro in cui descrive il padre – l'uomo che ha cercato di uccidere la nostra terra a colpi di proiettili e tritolo – come una persona quasi misericordiosa, non posso comprendere come si possa definire "un'infamia" un monumento che per tutto il mondo è simbolo di legalità e rinascita. Ci sono voluti 11 anni di discussioni per decidere come segnalare quel tratto di autostrada: il progetto dell'architetto Costanza Pera è frutto di discussioni sulla sicurezza e sulla fattibilità di una struttura architettonica che poggia su un'autostrada.

Il monumento è formato da due steli, orientate in maniera tale da guardare la casetta "No Mafia", luogo in cui si erano appostati i mafiosi che aspettavano l'arrivo del giudice Falcone per azionare il telecomando del detonatore. Le steli posano sul Giardino della memoria che è nella parte destra dell'autostrada, dove ogni giorno cittadini onesti passano per ricordare i nostri esempi di vita. Lei, come molti del resto, non conosce questo giardino della memoria, semplicemente perché, come molti altri, preferisce fare una foto in un posto tragico che prestare attenzione al luogo. Ogni giorno scolaresche da ogni parte del mondo vengono a visitare il Giardino e la casetta "No Mafia" e restano anche per ore, senza essere "tirati sotto". Inoltre, mi permetta di ricordarLe che non è vero che nell'area di sosta presente in autostrada non è possibile sostare perché "ti tirano sotto". Le posso fare un elenco infinito d'illustri esponenti che ogni anno vengono a farsi fotografare il 23 maggio sotto quelle steli e nonostante questo, ad oggi, nessuno è stato "tirato sotto".