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C’è una rivista che, quando parla di viaggi, il mondo intero ascolta. E questa volta, per stilare l’elenco delle isole italiane da visitare nel 2026, National Geographic ha guardato dritto verso il Mediterraneo più selvaggio e autentico che esista: quello siciliano. Tra colate laviche ancora fumanti, capperi raccolti all’alba e vigneti patrimonio Unesco, la Sicilia si prende la scena in una lista che avrebbe potuto raccontare solo Sardegna e Costiera, e invece sceglie di innamorarsi proprio di noi.

Il prestigioso magazine, in un reportage firmato dalla giornalista Alicia Miller per National Geographic Traveller (UK), ha selezionato quattordici isole italiane per il 2026: un mix di gioielli notissimi e microcosmi che pochi conoscono, scelti non per la loro fama da cartolina ma per l’autenticità che regalano a chi li visita fuori stagione, quando restano solo gli abitanti veri e la vita locale torna a respirare. E su quattordici destinazioni scelte in tutto il Paese, ben cinque portano la firma della Sicilia. Non un caso isolato, ma un vero e proprio podio: Pantelleria, Salina, Stromboli, Favignana e Alicudi, protagoniste assolute di un racconto che celebra vulcani, capperi, tonno, vigne ripide e silenzio.

La Sicilia regina della classifica

National Geographic apre le danze con Pantelleria, descritta come un’isola “strappata all’immaginazione”: più vicina alla Tunisia che all’Italia continentale, con le sue scogliere nere, le baie color acquamarina e il vento che non si placa mai. La rivista consiglia l’inizio dell’autunno, quando il caldo si è ammorbidito e la vendemmia dello zibibbo è nel pieno: i grappoli allevati con l’antica tecnica ad alberello, patrimonio Unesco, regalano un passito dorato che il magazine paragona a “oro liquido”, da assaggiare nelle cantine dell’isola.

Si passa poi a Salina, cuore verde e rigoglioso dell’arcipelago eoliano, dove due vulcani spenti disegnano un profilo che toglie il fiato e offrono sentieri da percorrere fino in cima. Qui il vero tesoro è il cappero di Salina, Presidio Slow Food raccolto a mano all’alba e conservato sotto sale: National Geographic invita a scoprirlo con una guida locale e a concludere la giornata da Signum, ristorante stellato dove lo chef Martina Caruso lo trasforma persino in gelato.

C’è poi Stromboli, avvolta da duemila anni di eruzioni e considerata uno dei pochi vulcani costantemente attivi al mondo: appena cinquecento residenti, case cubiche bianche ai piedi del cratere e sentieri di trekking al meglio in primavera e autunno. La rivista suggerisce anche le crociere al tramonto per ammirare la celebre “sciara di fuoco“, con le rocce incandescenti che rotolano verso il mare sotto un cielo stellato.

Tra le Egadi spicca Favignana, scelta per la spiaggia di Cala Rossa e per le sue tradizioni più autentiche: l’estrazione del tufo e la pesca del tonno. Lo stabilimento Florio, un tempo tra le tonnare più grandi del Mediterraneo, oggi è un museo che racconta la mattanza attraverso macchinari anni Settanta, mentre il polo Camparia unisce ristorazione, arte e vita open air.

Chiude il quintetto siciliano Alicudi, la più selvaggia delle Eolie: niente auto, niente strade asfaltate, niente illuminazione pubblica, solo muli come taxi e un vulcano spento a fare da corona. National Geographic la descrive come un’isola per chi cerca silenzio, natura e sfida vera, con la salita di 350 gradini che porta dal porto alla scuola e il sentiero verso la vetta di Filo dell’Arpa, 675 metri sul livello del mare.

Le altre isole scelte nel mondo (e non solo)

Ma la lista di National Geographic non si ferma alla Sicilia. Il magazine porta i lettori anche a Procida, nel golfo di Napoli, set del celebre film “Il Postino” e Capitale italiana della Cultura 2022, con il borgo marinaro di Marina Corricella e le sue case colorate. Si vola poi a Ponza, tra le isole Pontine, dove la spiaggia di Chiaia di Luna incornicia acque cristalline da esplorare in barca lontano dalla folla estiva. C’è Ischia, celebre per le sue terme vulcaniche frequentate fin dall’epoca greca e per la baia di Sorgeto, dove il mare freddo incontra le sorgenti calde. Si prosegue con Caprera, parte del Parco nazionale dell’arcipelago della Maddalena, in Sardegna, tra pinete e calette blu elettrico protette da un numero chiuso di visitatori.

L’itinerario tocca poi Elba, la più grande isola dell’arcipelago toscano dopo Sicilia e Sardegna, terra dell’esilio di Napoleone, con la sua cabinovia panoramica sul Monte Capanne e i relitti da esplorare in snorkeling. C’è Palmaria, minuscola isola ligure a un passo dalle Cinque Terre ma molto più tranquilla, con il suo anello escursionistico panoramico sul Golfo dei Poeti. Si arriva poi a San Pietro, in Sardegna, terra dei falchi di Eleonora e dei tonni, tra scogliere basaltiche e colonie di fenicotteri. Ancora, Capraia, unica isola vulcanica dell’arcipelago toscano, dove la macchia mediterranea profuma di mirto ed elicriso e i produttori locali reinventano miele, vino e formaggio di capra. Chiude la carrellata San Domino, capitale delle isole Tremiti nell’Adriatico pugliese, riserva marina protetta perfetta per lo snorkeling tra relitti millenari e fondali intatti.

Perché conta quello che dice National Geographic

Non è la prima selezione di isole che circola sul web, ma quando a stilarla è National Geographic il peso è diverso. Fondata nel 1888 e da sempre punto di riferimento mondiale per giornalismo di viaggio, natura ed esplorazione, la testata gode di una autorevolezza che pochissimi altri marchi editoriali possono vantare: le sue classifiche influenzano flussi turistici, orientano le scelte di viaggiatori di tutto il mondo e, quando premiano un territorio, ne certificano il valore agli occhi di un pubblico internazionale.

Vedere la Sicilia occupare 5 posizioni su 14 in una selezione firmata da una testata di questo calibro non è solo un motivo di orgoglio: è un riconoscimento che conferma, ancora una volta, come le isole minori siciliane custodiscano un patrimonio naturalistico ed enogastronomico capace di competere con le mete più celebrate del pianeta.

Dalle colate di Stromboli ai capperi di Salina, dal passito di Pantelleria al tonno di Favignana fino al silenzio quasi ancestrale di Alicudi, la Sicilia raccontata da National Geographic non è quella delle grandi folle estive, ma quella più vera: fatta di vulcani, sapori antichi e comunità che resistono al tempo. E per il 2026, il mondo sembra aver deciso di andare a scoprirla proprio così.

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