"Dottoressa, io a mio figlio l'ho trovato già morto, ero andata a buttare la spazzatura e quando sono rientrata l'ho trovato a terra. Ho provato a rianimarlo, ma ormai…". Sono le parole di Veronica Panarello nel corso del colloquio con la psicologa, ormai diventato celebre, in cui accusa il suocero Andrea Stival. Ha fornito una versione dettagliata del giorno dell'omicidio, sostenendo che la sua unica colpa sia stata quella di aver gettato nel canalone il cadavere del figlio Loris.

LaSicilia.it ricostruisce ora tutti gli interrogatori:

"Il suo nervosismo degli ultimi giorni è perché voleva dire tutto a papà. Lo aveva capito e lo aveva visto che ci fosse qualcosa. Aveva visto un gesto e forse qualcosa di più. Aveva capito tutto". "Io ne avevo già parlato con lui – aggiunge. La sua maturità è stata sempre grande, più di otto anni. E quel chiudersi nel silenzio era perché aveva capito". "Quella mattina Loris mi ha detto che l’avrebbe detto a papà. Continuava a dirmi: quando arriva papà? E lì ho avuto ancora più paura".

"Da sei mesi avevo frequenti rapporti sessuali con mio suocero quando i bambini erano fuori casa". Per poi precisare: "Non ero consenziente, lo facevo solo per proteggere i miei figli… questo era il patto". Su questo punto si contraddice più volte, sembra confusa. Dice di "sentirsi sporca", durante la prima doccia dopo l’accaduto "mi strofinavo così forte la pelle da volerla staccare", perché "mi sentivo sporca dentro e fuori".

Veronica ha insistito durante il colloquio: "Io ho sbagliato, ho mentito, ma ho avuto paura. Devo pagare per quello che è successo, ma non ho ucciso io Loris, merita giustizia".