C’è una notizia che qualcosa che in Sicilia si sa da sempre: quando si parla di eccellenza enogastronomica, quest’isola non ha rivali. Non stiamo parlando di un piatto o di un dolce tipico: stiamo parlando di un olio extravergine biologico che oggi può vantare un titolo che pochissimi produttori al mondo possono permettersi di scrivere sulla propria etichetta.
Una giuria internazionale ha messo alla prova le eccellenze di Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e persino Cina, Argentina e Brasile. E alla fine, la corona assoluta del biologico è finita dritta in Sicilia, dove sei generazioni di agricoltori, un lago che regala un microclima perfetto e olive spagnole innestate su alberi selvatici siciliani hanno dato vita a qualcosa che il mondo intero oggi riconosce come il migliore.
Il trionfo che consacra la Sicilia dell’olio
A Monreale, in provincia di Palermo, si trova oggi il miglior frantoio biologico al mondo secondo il ranking internazionale World’s Best Olive Oils (WBOO) 2025/26. A conquistare questo primato è Miceli & Sensat, azienda agricola biologica che ha ottenuto un doppio primato assoluto nelle classifiche dedicate al biologico.
I numeri raccontano un risultato straordinario: con 730 punti, l’azienda è stata proclamata miglior frantoio biologico del mondo, mentre il suo olio “Único”, con 365 punti, ha conquistato il titolo di miglior olio extravergine biologico. Ma non finisce qui: secondo i dati ufficiali del ranking WBOO, Único si è piazzato addirittura al secondo posto assoluto nella classifica generale mondiale – biologico e convenzionale messi insieme – su decine di produttori provenienti da ogni angolo del pianeta, dalla Spagna alla Cina, dal Portogallo al Brasile.
Un risultato che, sicuramente, conferma conferma la capacità della Sicilia di competere su scala globale, con una produzione che esprime uno dei modelli più avanzati dell’olivicoltura internazionale, in una classifica dominata dalle grandi scuole del Mediterraneo.
Due dinastie, un unico sogno mediterraneo
Dietro questo trionfo c’è una storia intressante. Il progetto nasce dall’unione di due storiche dinastie del Mediterraneo: il siciliano Paolo Miceli, alla sesta generazione di agricoltori in Sicilia e Toscana, e lo spagnolo Sergio Sensat, proveniente da una dinastia storica dell’olivicoltura iberica, quella di Gerardo Sensat, fondatore dell’omonimo marchio nella seconda metà dell’Ottocento.
La svolta agronomica che ha reso possibile questo risultato ha qualcosa di quasi audace: l’innesto di varietà spagnole, picual e arbequina, sull’ogliastro selvatico siciliano, nei 115 ettari di uliveto biologico situati vicino al lago Garcia. Una sperimentazione che, come racconta lo stesso Sensat, non è stata affatto semplice: non si trattava di trasferire semplicemente materiale genetico, ma di comprenderne il comportamento in un contesto pedoclimatico completamente diverso, studiando ogni appezzamento e calibrando densità d’impianto, sistemi di allevamento e gestione agronomica in base alle caratteristiche di ciascuna microarea.
Il segreto è nel tempo (e nel freddo)
Chi conosce l’olio sa che la qualità si gioca nei dettagli, e qui i dettagli sono tutto. L’azienda utilizza l’agricoltura di precisione, come la sub-irrigazione a goccia interrata, e un frantoio di ultima generazione che raffredda le olive ed estrae l’olio a freddo, tra 22 e 25 gradi, entro due ore dalla raccolta, preservando aromi e polifenoli.
Il risultato è Único, un olio che nasce dall’incontro tra la cultivar spagnola Picual e l’olivastro autoctono siciliano, con un fruttato verde intenso e note che ricordano pomodoro, erba appena falciata e mandorla fresca – una complessità che ha convinto le giurie di tutto il mondo.
Le parole di chi ci ha creduto
A raccontare l’emozione di questo momento all’Ansa sono i due fondatori. “Vedere il nostro frantoio e Único sul podio del ranking Wboo è la risposta più bella ai sacrifici fatti”, commenta Paolo Miceli. Per Sergio Sensat, invece, “i premi confermano la validità di un modello che unisce osservazione, ricerca e rispetto del territorio”.
Parole semplici, ma che raccontano bene cosa significhi portare avanti, generazione dopo generazione, un legame con la terra siciliana che oggi si traduce in un riconoscimento che ha varcato ogni confine.
