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È il New York Times a raccontare ai suoi lettori americani un piccolo segreto siciliano che da noi è parte della quotidianità: il seltz al limone. La ricetta è pubblicata su NYT Cooking, la sezione gastronomica del quotidiano ed è un ottimo consiglio per affrontare l’estate.

Il bello è che noi siciliani questa “scoperta” la conosciamo da sempre, e non da qualche stagione: da oltre un secolo. Basta un bicchiere alto, il succo di un limone spremuto direttamente dentro, un pizzico di sale – tradizionalmente quello grosso del Mediterraneo – e dell’acqua gassata versata sopra. Il sale a contatto con l’acqua frizzante crea quella leggera effervescenza che rende il seltz al limone così irresistibile nelle giornate più calde.

Secondo quanto scrive il New York Times, questa bevanda non è solo dissetante: la componente salina aiuterebbe l’idratazione, un po’ come le moderne bevande a base di elettroliti tanto di moda nel mondo del fitness. C’è chi in Sicilia la considera anche un digestivo naturale, perfetto dopo un pranzo abbondante, e chi semplicemente non riesce a immaginare un pomeriggio d’agosto senza un bicchiere in mano.

Una storia lunga più di un secolo, tra Catania e la Germania

Quello che il New York Times presenta come una novità ha in realtà radici profonde, che affondano nella Catania di fine Ottocento. Si racconta che la bevanda sia stata servita per la prima volta attorno al 1896, in un periodo in cui i chioschi cittadini erano ancora semplici strutture in legno. Curiosamente, il nome “seltz” non ha nulla di siciliano: deriva da Selters, un piccolo comune della Germania centrale, dove sorge una sorgente naturale d’acqua ricca di anidride carbonica che veniva importata come base per l’acqua gassata. I catanesi, con la loro proverbiale capacità di trasformare tutto in dialetto, hanno ribattezzato la bevanda “sess“, nome con cui viene ordinata ancora oggi ai chioschi.

Con il tempo, la preparazione si è legata a doppio filo all’identità della città etnea: i chioschi in stile liberty che punteggiano piazze e corsi – da Piazza Vittorio Emanuele a Via Etnea – sono diventati veri e propri punti di ritrovo, tramandati spesso di generazione in generazione all’interno delle stesse famiglie di gestori. Un ruolo chiave nella diffusione del rito lo ha avuto anche l’ingegno artigianale: negli anni ’70, un chiosco introdusse i primi impianti capaci di erogare acqua gassata direttamente dal rubinetto, rendendo il servizio più rapido e ancora più scenografico, tra il gorgoglio delle bollicine e il caratteristico sibilo finale.

Non è un caso isolato nel Mediterraneo: bevande analoghe a base di acqua, agrumi e sale si trovano anche in altre culture, dalle “aguas frescas” messicane alle tradizioni degli antichi acquafrescai borbonici del Regno di Napoli.

Che il New York Times dedichi oggi spazio e attenzione a una ricetta siciliana così semplice, radicata e antica, non fa che confermare quanto la stampa internazionale guardi sempre più spesso alla Sicilia come a un laboratorio di sapori autentici e genuini, lontani dalle mode passeggere. E questa volta il consiglio arriva proprio da chi, oltreoceano, i sapori li racconta a milioni di lettori. Una vera e propria “consacrazione” a bevanda dell’estate.

Un motivo in più per essere orgogliosi di una ricetta che, in fondo, è sempre stata sotto i nostri occhi – o meglio, nei nostri bicchieri!

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