PALERMO – Due scarti di lavorazione diventano una risorsa. L’equipe di ricercatori coordinati da Mario Pagliaro del Cnr di Palermo e da Beppe Avellone dell’Università del capoluogo siciliano  ha scoperto un nuovo metodo che consente di estrarre in alte rese gli omega-3 non più bollendo pesci interi con spreco di energia, ma dagli scarti di lavorazione delle acciughe attraverso il limonene, un solvente presente nell'olio essenziale della buccia d’arancia.

Dunque si preserva l’ambiente marino riducendo la quantità di pescato; si fornisce all'industria farmaceutica una materia prima di altissima qualità e a basso costo, dato che non si consuma più energia per la bollitura e si lavorano rifiuti prima destinati al costoso smaltimento; si aprono nuovi canali di business per i pescatori e gli agrumicoltori siciliani; si crea nuova ricchezza per le imprese dell’isola che lavorano pesce e agrumi.

I ricercatori hanno utilizzato gli scarti della produzione dei filetti di acciughe di un’azienda conserviera di Sciacca. Dopo un semplice trattamento meccanico degli scarti, l’estrazione a freddo con il limonene restituisce gli omega-3 presenti in abbondanza negli scarti. Il limonene, poi, essendo un antiossidante e battericida, mentre estrae gli omega-3 li protegge dall'ossidazione e da altre forme di degradazione molecolare che possono limitarne l'efficacia.

L’olio così ottenuto ha un contenuto molto elevato di tocoferolo, ovvero la forma della vitamina E più benefica per l’uomo. Il nuovo processo fornisce un olio di pesce di qualità superiore, mentre il limonene usato viene recuperato integralmente al termine dell’estrazione, pronto per essere usato per ulteriori estrazioni di omega-3 direttamente presso i produttori dei filetti di pesce. Di entrambi, acciughe e olio essenziale di arancia, la Sicilia è il primo produttore nazionale.