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Per generazioni la storia è stata raccontata sempre allo stesso modo: gli spaghetti sarebbero arrivati in Italia dalla Cina, nella bisaccia di Marco Polo. Un racconto che abbiamo sentito spesso, che però potrebbe non includere tutti i dettagli. C’è chi sostiene, infatti, che in Sicilia la pasta in fili si produceva già in grandi quantità e partiva via mare, più di un secolo prima che il mercante veneziano tornasse dall’Asia,

Il luogo di questa storia è Trabia, comune affacciato sul Tirreno a una trentina di chilometri da Palermo. Ma procediamo con ordine.

Una rivendicazione in tv, una risposta scritta nel XII secolo

A riportare il paese al centro della conversazione è stato un momento televisivo. Durante la prima serata live di X Factor, il concorrente Manuel Gargano, nella squadra di Paola Iezzi, ha rivendicato con orgoglio il patrimonio gastronomico della sua terra, affermando che gli spaghetti sono nati a Trabia.

Una frase che ha acceso un piccolo dibattito. Come ricostruisce il Gambero Rosso, non esistono prove che gli spaghetti siano stati inventati lì. Ma dietro quella rivendicazione c’è una vicenda storica concreta, documentata e, per certi versi, più interessante di qualsiasi primato.

Il Libro di Ruggero e i mulini di Trabia

Bisogna tornare al 1154. È l’anno in cui il geografo arabo Muhammad al-Idrisi completa il Libro di Ruggero, l’opera geografica commissionata dal re normanno Ruggero II di Sicilia per descrivere il mondo conosciuto.

Tra le località descritte c’è anche Trabia, un territorio ricco d’acqua e, di conseguenza, di mulini. Ed è qui che al-Idrisi annota un’attività fiorente: la lavorazione dell’itriyya, una pasta in forma di fili prodotta in grandi quantità.

Il dettaglio decisivo riguarda la sua destinazione. Quella pasta non restava sulle tavole del paese: veniva caricata sulle navi e spedita verso la Calabria e altri territori, sia musulmani sia cristiani. Una produzione organizzata, con una rete commerciale che già nel Medioevo andava oltre i confini dell’isola.

L’itriyya, antenata della pasta lunga

Serve però precisione. L‘itriyya non era lo spaghetto che conosciamo oggi, ma una preparazione in fili legata alla cultura alimentare del mondo islamico. Va considerata uno degli antenati delle paste lunghe moderne, non la loro versione definitiva.

Il suo successo si spiega con il contesto. La Sicilia medievale aveva ereditato dalla dominazione araba tecniche agricole, competenze nella lavorazione dei cereali e abitudini alimentari che hanno lasciato un segno profondo nella cucina dell’isola.

Quanto alla pasta in senso ampio, cioè un impasto di cereali e acqua lavorato in forme diverse, la sua storia è molto più antica e attraversa culture differenti. Anche l’antica Roma conosceva le lagana, che però non vanno confuse con gli spaghetti.

Perché il vero primato è un altro

La particolarità di Trabia non sta dunque in una data di nascita, ma in una testimonianza. Il passo di al-Idrisi è uno dei riferimenti scritti più antichi e importanti alla produzione di pasta essiccata destinata al commercio in territorio italiano.

Il paese non lo ha dimenticato. La Pro Loco ricorda gli studi di Piero Zizzo, che nel 1982 riportò l’attenzione proprio su quel passo del Libro di Ruggero. Da allora Trabia ha legato una parte della propria identità gastronomica a quell’antica produzione.

Chi abbia preparato il primo spaghetto della storia, probabilmente, non lo sapremo mai. Sappiamo però che quasi nove secoli fa un piccolo centro siciliano produceva abbastanza pasta da riempire le navi dirette nel Mediterraneo. Ed è da storie come questa che si capisce perché la pasta, in Sicilia, non sia mai stata soltanto un piatto.