Palazzo Biscari è un gioiello barocco di Catania. Fondato sulle mura cinquecentesche del capoluogo etneo, ha affascinato epoca dopo epoca tanti visitatori.

Tra i più celebri, vi fu Johan Wolfgang Goethe che, nel corso del suo viaggio in Italia, venne ricevuto dal principe di Biscari, nel maggio del 1787: «L’abate, che era già venuto a salutarci iersera, si è presentato stamani per tempo e ci ha condotti a palazzo Biscari, edificio ad un sol piano sopra un basamento elevato; e qui abbiamo visitato il museo, che raccoglie statue di marmo e bronzo, vasi e simili antichità d’ogni specie», ha scritto.

La costruzione

Palazzo Biscari

I primi lavori di costruzione risalgono al 1702, a seguito del tremendo terremoto del 1693. Prima di questa data esisteva solo un palazzotto al di qua delle mura. Ignazio Paternò Castello, quinto principe di Biscari, continuò il progetto del padre Vincenzo e lo allargò, comprando i terreni attigui. Il suo obiettivo era di realizzare una casa in ordine e armonia, che incutesse rispetto e soggezione.

Palazzo Biscari conta circa settecento stanze. Per secoli, ogni viaggiatore che arrivava in città, prima di passare dalla porta Saracena di via Etnea, doveva fare i conti con la sua mole, impreziosita da portali e putti in pietra calcarea (pietra bianca di Siracusa), netti sui muri color ebano. Il cuore della dimora è nei saloni, restaurati dopo il terremoto del 1991.

A destra del cortile vi è l’ala privata del Palazzo, dove hanno sede il circolo dell’Unione di Catania, l’assessorato alla Cultura del Comune e gli appartamenti privati dove abitano alcune persone della famiglia.

Il cortile maggiore è dominato da una poderosa scalinata a doppia rampa, in basalto dell’Etna. L’ingresso è un solenne ambulacro, quindi si accede alla quadreria, che conserva un prezioso pavimento in maiolica policroma.

Una piccola curiosità

Durante il secondo conflitto mondiale, gli inglesi arrivarono da mare e, cercando la migliore postazione di difesa a ridosso del porto per montare le batterie di cannoni, la trovarono proprio a Palazzo Biscari. Dal comando dell’aviazione di Sua Maestà arrivò un ordine di abbattere il secondo piano dell’edificio. Una volta entrati nelle sale, gli ufficiali, rendendosi conto del valore storico e architettonico del palazzo, fecero marcia indietro.

Tornarono dopo pochi giorni, con secchio e pennello, due racchette da tennis e una pallina. Così, fu segnato il primo campo da tennis indoor che Catania ricordi, e che ancora porta traccia visibile di vernice bianca.