Non tutti lo sanno, ma la città di Palermo ha ben 91 Santi protettori, se non addirittura di più. A rivelarci questa curiosità davvero insolita è Gaetano Basile: lo storico e giornalista, parlando di Santa Rosalia, ha approfondito una pagina speciale del passato della città.

I Santi protettori di Palermo

Basile, in occasione del Festival RestaART, ha dedicato una serie di appuntamenti al capoluogo siciliano, includendone uno su “Palermo e Santa Rosalia“. Argomento molto sentito, che, naturalmente, parte proprio dal racconto della peste. Prima venne la peste del 1575, poi quella del 1624.

Nel 1624, racconta Gaetano Basile, “Per cercare di fare fronte a questa evenienza così drammatica, si invocarono i nostri santi protettori. Ben 90, che ora sono arrivati a 91. Come mai avevamo 90 santi protettori?”. La risposta non tarda ad arrivare.

Dovete sapere, infatti, che i Santi protettori, all’epoca, avevano tre tipi di nomina. “C’era la nomina papale, per cui il processo veniva istruito a Roma. Però fra Roma e Palermo c’erano anni luce di distanza. E allora si ricorse alla nomina vescovile”. Il vescovo, però, voleva evitare contrasti con il Senato, cioè con il Comune di Palermo. “E allora facciamo pure i santi di nomina senatoriale. Il totale, fra quelli del Papa, quelli del Vescovo e quelli del Comune di Palermo, arrivò a 91. Oggi sono 91, l’ultimo lo ha fatto Leoluca Orlando, nominando Santo protettore di Palermo, San Benedetto il Moro“, rivela Basile.

In realtà, però, sarebbero anche di più, precisa Gaetano Basile: “Io sono andato a prendermi l’elenco alla Curia. Sono due pagine e ho scoperto che sono, tra gli altri, protettori di Palermo, San Pietro e Paolo, contano per uno, San Cosma e Damiano che contano per uno, e i venti martiri di non so che cosa, ma che contano per uno. Mettendoli assieme sono 131“.

“Ora, Palermo è l’unica città al mondo con 131 santi protettori. I casi sono due: o noi siamo troppo peccatori, per assumere un collegio di difesa di questa sorta di portata, oppure pecchiamo troppo. Io sono per la seconda idea: pecchiamo troppo“.

Bisogna anche dire che abbiamo già fatto una prima scrematura: “Quando si trattò di dividere la città in quattro mandamenti, quindi dopo il Seicento. Con l’apertura di via Maqueda e il taglio del Cassaro e la nascita dei Quattro Canti, la città, che era prima divisa in quintieri, diventò divisa in quartieri, quattro. Ogni quartiere si chiamò mandamento”.

“Allora abbiamo nominato protettrice di ogni mandamento una Santa, per cui abbiamo Sant’Agata, Sant’Oliva, Santa Ninfa e Santa Cristina. Queste quattro Sante hanno avuto il privilegio di essere le sante principali di ogni mandamento, con grande gioia di tutti”, conclude Basile. E poi naturalmente c’è tutta la storia di Santa Rosalia, ma quella merita un capitolo a parte, che scopriremo presto.

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