RestART, un festival per “ripartire”, “rinascere”. La manifestazione, da tre anni, arricchisce l’estate palermitana di aperture serali nei luoghi della cultura e tanti eventi speciali. Un format di successo, ideato da Bernardo Tortorici di Raffadali, presidente degli Amici dei Musei Siciliani, frutto della collaborazione tra l’associazione e Digitrend, azienda specializzata in Digital Transformation (che ha sviluppato una piattaforma smart di prenotazione, ticketing ed audio guide), che coinvolge diverse realtà e istituzioni. La nostra intervista al presidente, con un focus su RestART e numerose riflessioni sul ruolo della cultura e dei beni culturali a Palermo e in Sicilia.

L’intervista a Bernardo Tortorici di Raffadali

L’esperienza di RestART, giunto nel 2022 alla terza edizione, conferma l’importanza dei luoghi della cultura, nell’ottica di una rinascita che, nel momento post pandemia, assume un valore ancora più profondo.

Abbiamo, dunque, chiesto anzitutto a Bernardo Tortorici di Raffadali come nasce questo Festival: “È nato dopo il lockdown della pandemia, come modo per ripartire. Essendoci sempre occupati di beni culturali, abbiamo pensato che non ci fosse migliore modo di ripartire, che mettere insieme tante istituzioni, come Comune, Curia al Teatro Massimo. Abbiamo sposato e condiviso il progetto di un’apertura estiva serale, per portare fuori la gente ripartendo dai tesori“.

“Tutto questo – aggiunge –  voleva dire anche fare ripartire l’economia, quindi abbiamo sempre voluto Confcommercio come partner dell’iniziativa, perché l’idea era riportare fuori dalle case i siciliani e i palermitani che venivano da chiusure forzate. Non solo per visitare un museo, ma anche per passeggiare, prendere un aperitivo… Volevamo legare il mondo dei beni culturali a un mondo parallelo economico: questa è stata la scintilla con cui abbiamo voluto fare nascere RestART.

Un progetto che ha dimostrato di essere vincente, sulla base di una serie di peculiarità che lo rendono unico: “Il punto di forza – spiega Bernardo Tortorici di Raffadali – è che, mentre ovunque il singolo monumento può fare delle sporadiche aperture serali, avere invece una rete di monumenti, un’intera città aperta di sera, venerdì e sabato sera, per tutta l’estate, è qualcosa di nuovo e unico in Italia”.

“Nessuno è ripartito dal patrimonio culturale. Diventa un esempio per il resto del Paese: avere una rete di luoghi e tesori meravigliosi, che la nostra città può offrire, visitabili di sera, in orari più piacevoli. È un plus nell’offerta turistica. In realtà, è una duplice offerta, rivolta ai cittadini, con una serie di eventi speciali, teatralizzazioni, concerti e lettura, ma anche turistica, perché di base ci sono grandi musei, oratori, chiese, il Teatro Massimo, il patrimonio”, prosegue il presidente degli Amici dei Musei Siciliani.

“A questo si aggiungono delle chicche speciali, come Palazzo Gangi e Villa Alliata di Pietratagliata. La villa adesso è in fase di restauro e noi, a restauro in corso, l’apriamo ai visitatori, restituendola alla città”.

Valorizzare il patrimonio culturale a Palermo e in Sicilia

Patrimonio culturale come motore per la rinascita, dunque. Ma cosa si può fare per valorizzare questo grande tesoro di Palermo e della Sicilia?  “Bisogna avere una programmazione: esistono molti festival, tutti sparpagliati, che si intrecciano senza un’unica regia dell’offerta, su questo le amministrazioni non si parlano. Spesso le cose si incrociano e si sovrappongono, sono sporadiche invece che corali. Manca un tavolo di regia”.

Palermo è una città viva dal punto di vista del fermento culturale. Dai monumenti all’arte contemporanea, dai libri alle iniziative all’Orto Botanico o quelle del Bras con i festival jazz, giusto per citarne una parte. L’offerta a Palermo è di grande livello e molto attrattiva: è una città vissuta almeno nove mesi l’anno”, commenta Bernardo Tortorici di Raffadali.

“Certo, alcune cose sono da migliorare: ad esempio, il teatro Politeama, pur avendo un’orchestra sinfonica importantissima, è all’interno di un luogo che andrebbe completamente restaurato. Alcuni teatri sono semi-abbandonati: il teatro Garibaldi o il teatro Montevergini devono ripartire. Ci sono luoghi che sanno soffrendo e devono ripartire”, aggiunge ancora.

Non possiamo che concludere parlando del futuro e dei prossimi progetti: “La programmazione di RestART si chiude a metà settembre, poi andrà avanti con la coda di RestART Off e tornerà a Natale con Christmas RestART. Attraverso i fondi del 2 per mille porteremo avanti una campagna di restauri che riguarderà la Chiesa di Santa Maria della Catena, con il restauro di due cappelle, e l’Oratorio di San Lorenzo, con il restauro del lampadario”.

“Ci piacerebbe poi, partendo dall’idea di RestART, fare ripartire alcuni luoghi particolari, che magari soffrono per scarsa attenzione o scarsa manutenzione. Vorremmo aiutare le istituzioni su alcuni luoghi nello specifico, potendoli fare ripartire in maniera più strutturale e strutturata”, conclude il presidente degli Amici dei Musei Siciliani.

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