ImmagineDi Nando Cimino

         A Palermo fin nella prima metà del novecento all’approssimarsi delle festività natalizie, la via dei Bambinai diventava una delle strade più frequentate della città; era un continuo via vai di gente che vi si riversava giornalmente per comprare bambinelli di cera o semplicemente per ammirare i tanti artigiani che li tenevano bottega e realizzavano en plein air le loro opere. Situata a pochi passi dall’Oratorio del Rosario di San Domenico in quel suggestivo dedalo di viuzze del centro storico tra Piazza Meli e Largo Cavalieri di Malta, ci piace immaginare il passato di questa via accostandolo in qualche modo alla famosa   strada dei presepi di Napoli ovvero San Gregorio Armeno; li infatti, tra  festoni, panni stesi ad asciugare e la curiosità dei passanti, le abili mani dei bamminiddara plasmavano con la cera le loro pregevoli opere. Se ne realizzavano di varie forme e dimensioni e spesso venivano anche abbigliati con tessuti ricamati, od impreziositi con coralli e ghirlande di fiori. I proprietari dopo l’acquisto provvedevano a farli benedire per poi esporli  nelle case proprio in occasione delle feste natalizie, poggiati  su soffici cuscini di raso od all’interno di campane di vetro e scarabattole. Per la sinuosa via dei Bambinai  l’odore di cera  si mischiava con quello dei venditori di cazzilli e panelli e non era raro incontrare anche i sunatura da nuvena che accompagnandosi con chitarra e violino cantavano nenie e filastrocche ispirate alla nascita del Redentore.

        Lo storico Pitrè ci narra di come i cirara, riuniti in maestranza, fossero già presenti nella zona tra il 600 ed il 700; la produzione dei ceroplasti, oltre che ai bambinelli, era dedicata anche agli ex voto ed a  vari altri tipi di oggetti devozionali; tra scansie e  bancarelle davanti a bui e polverosi bassi si vendevano infatti anche statuette, lumini, rosari o santini. Soppiantata dall’avvento di inquinanti materie sintetiche quella dei ceroplasti è divenuta arte di nicchia di cui a Palermo solo pochissimi conservano ancora  segreti ed antiche “alchimie”. Nel polveroso cassetto dei ricordi è finita pure l’atmosfera che si respirava in via dei Bambinai; luogo della memoria di una Palermo ormai irrimediabilmente scomparsa.