Pietrangelo Buttafuoco, chi è il giornalista, scrittore, conduttore televisivo e opinionista. Biografia, carriera, opere più famose. Quanti anni ha, dove è nato, i premi.

Pietrangelo Buttafuoco

Pietrangelo Buttafuoco nasce a Catania, da una famiglia originaria di Agira (provincia di Enna), il 2 settembre del 1963, quindi ha 59 anni. È il nipote dell’ex parlamentare dell’MSI Antonino Buttafuoco. Dopo essersi diplomato presso il Liceo classico “Nunzio Vaccalluzzo” di Leonforte, prosegue gli studi, laureandosi in Filosofia presso l’Università degli Studi di Catania.

Dirigente nazionale del Fronte della Gioventù, dal 1991 è componente del Comitato centrale del Movimento Sociale Italiano. In seguito, dal congresso di Fiuggi del gennaio 1995, è componente dell’Assemblea nazionale di Alleanza Nazionale, fino al 2003.

Inizia la sua attività giornalistica collaborando con alcune riviste politiche (come “Proposta”) e con il quotidiano “Il secolo d’Italia“, dove viene assunto nel 1993. Collabora poi con “Il Giornale“. Tra il 1995 e il 1996 è direttore del periodico “L’Italia settimanale”, in cui si distingue per copertine e titoli di impatto.

Anni Duemila

Alla fine degli anni Novanta conduce per due stagioni, su Canale 5, la trasmissione “Sali e Tabacchi“. Lo chiama l’allora direttore, Giampaolo Soldano. Dopo aver lasciato “Il Giornale” lavora per alcuni anni a “Il Foglio” di Giuliano Ferrara, quindi approda nella redazione di “Panorama” nel 2004, chiamato da Pietro Calabrese.

Nel 2005 Pietrangelo Buttafuoco pubblica il romanzo “Le uova del drago”, per Arnoldo Mondadori Editore, finalista al Premio Campiello 2006. In precedenza, per le Edizioni di Ar, pubblica una raccolta di suoi articoli dal titolo “Fogli consanguinei“. Realizza nel 2006, su La7, il programma “Giarahub”.

Diventa il 18 maggio del 2007 il presidente del Teatro Stabile di Catania, succedendo a Pippo Baudo. Torna su La7 da giugno a settembre del 2007 conducendo, in coppia con Alessandra Sardoni, la trasmissione “Otto e mezzo“, sostituendo nella versione estiva i due conduttori Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni.

Il suo secondo romanzo esce nel 2008. Si intitola “L’ultima del Diavolo” e racconta la vicenda del monaco cristiano Bahira. Secondo una leggenda, il monaco avrebbe riconosciuto nel giovane Maometto i segno del carismo profetico.

Sempre nello stesso anno, Buttafuoco pubblica “Cabaret Voltaire“, un saggio sul rapporto tra Islam e Occidente. Nel febbraio del 2009 riceve la “Candelora d’Oro”, un riconoscimento del Comune di Catania.

Continua l’attività di scrittore, pubblicando nel 2009 il volume “Fìmmini“. A partire dal novembre del 2011 è ancora in tv nelle vesti di conduttore, ma stavolta su Rai 5 e con la trasmissione “Questa non è una pipa”. Sempre nello stesso anno pubblica il romanzo “Il Lupo e la luna” ed è nominato consigliere d’amministrazione dell’Università degli Studi di Enna “Kore”.

Collabora dal marzo del 2012 a “La Repubblica” e, dopo 5 anni, il 29 ottobre si dimette dalla presidenza del Teatro Stabile di Catania. Scrive per “Panorama” fino al marzo del 2013, quindi torna a scrivere per “Il Foglio“.

Attività recenti

Scrive per “Il Fatto Quotidiano” dal febbraio del 2015, mentre dal 2019 inizia anche a collaborare con il “Quotidiano del Sud”. Nel novembre dello stesso anno diventa presidente del Teatro Stabile d’Abruzzo. Nel 2020 vince il Premio letterario la Tore Isola d’Elba.

In una recente intervista su 2duerighe, Pietrangelo Buttafuoco spiega perché all’appellativo di “intellettuale” preferisce quello di “artista”:

“L’artista presuppone una costruzione, una creazione che fa affidamento su delle tecniche ben precise, possono essere quella, ad esempio, della scrittura o della regia. Delle tecniche che ovviamente per essere adeguatamente coerenti al rango dell’arte possono fare affidamento, sicuramente su un tanto di presunzione, ma soprattutto su una capacità artigianale tale da poter consentire la costruzione di un progetto e la sua realizzazione”, afferma.

Sia nella forma di scrittura, può essere un intervento, un romanzo o una costruzione drammaturgica, sia nel riferire sulla scrittura si adottano delle tecnicalità che corrispondono ad un antico mestiere quello degli ”scalvacamontagne””, aggiunge, quindi. E conclude: “L’intellettuale è una questione totalmente diversa, riguarda una serie di competenze, di riflessioni e di analisi. In Italia l’ultimo che ha avuto questo ruolo è stato Leonardo Sciascia“.

Foto via Raiplay.

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