"Se ce lo avessi davanti, gliene direi di tutti colori" ma anche "Pino è una cosa, la sua televisione un’altra", "Se Pino ha sbagliato è giusto che la magistratura faccia quello che deve fare" e ancora "Pino doveva aspettarsela un’inchiesta su di lui, in questi anni ha rotto le scatole a troppa gente". Sono le reazioni dei giornalisti che hanno lavorato e lavorano con Pino Maniaci, sempre più nell'occhio del ciclone. Le ha raccolte "Vanity Fair".

"Se penso a Pino mi viene da chiedergli 'Ma che hai fatto? Perché tutte queste bugie? Perché ci hai mentito?'". A parlare così è Elisa Martorana: "Nella vita faccio tutt’altro, ma proprio sentire delle intimidazioni a Pino mi aveva fatto avvicinare alla realtà di Telejato. Sono incredula. Incredula e arrabbiata. Nel mio cuore si rincorrono sentimenti diversi: la rabbia e il dolore, fortissimi, ma anche l’affetto per la televisione e per tutti i volontari che ci lavorano dentro e la speranza che questa esperienza importante non muoia sotto il fango di questa storia e non vada perduto".

E ancora: "Non mi do pace e mi chiedo 'ma con chi ho lavorato in questi anni?'. La storia dei cani, anche se non è penalmente rilevante, è quella che ci ha lasciati più di stucco, perché è una bugia completa e gratuita".

Anche Ismaele La Vardera, oggi giornalista nella redazione de Le Iene, ha mosso i suoi primi passi a Telejato. "Pino è un personaggio strano: ha un modo di fare che può non piacere. Però è un giornalista vero, che non si accontenta delle verità di comodo, che non fa copia e incolla dai comunicati, che va nei posti e parla con le persone. Il suo è un giornalismo vero ed è così che insegna la professione ai giovani che la fanno con lui, me compreso". La storia di Ismaele con Maniaci parte da un incontro nella sua scuola:

"Venne da noi e disse: 'Se qualcuno di voi, in estate, vuole venire a Telejato, è il benvenuto, possiamo pagare vitto e alloggio'. Io non me lo feci ripetere due volte. Anni dopo, realizzai da solo un’inchiesta su alcuni brogli elettorali, e lui fu il solo a volerla pubblicare e di questo gli sarò sempre grato. Quando sono uscite le intercettazioni e i video ero sconvolto, soprattutto per la storia dei cani e, anzi, solo dopo che lui ha pubblicamente ammesso di aver fatto 'una minchiata', mi sono deciso ad approfondire i fatti, scoprendo che l’impianto accusatorio nei suoi confronti è piuttosto strano: che corruzione è 466 euro? La cifra sembra più il pagamento di 300 euro più Iva per gli spazi pubblicitari che una mazzetta. E poi che rilevanza penale ha il fatto che lui dicesse che lo aveva chiamato Renzi? Sembrano leggerezze, più che crimini veri. Cose che, certo, Pino non avrebbe dovuto fare anche perché, lo dicono le intercettazioni di alcuni mesi fa, il lavoro di Telejato aveva pestato troppi piedi e in tribunale Maniaci si era fatto troppi nemici e il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti".