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Dopo il flash mob anti-Tares, e quello più dolce e privato della proposta di matrimonio di quest’estate, ad Halloween Palermo si è colorata di bandiere e striscioni per la morte della ricerca.

Ci avevano abituati a scene da un matrimonio quest’estate, sempre in piazza Verdi a Palermo; i telefilm invece, e gli spettacoli d’Oltreoceano, ci avevano mostrato un altro volto del flash mob: un raduno telematico volto a mettere in piedi un evento. Atterrati anche in Italia nel 2003, il loro intento è quello di aggregare più persone possibili, con un solo messaggio e un solo obiettivo in mente, in uno spazio pubblico; ballando, cantando, o rimanendo completamente immobili, per spezzare una quotidianità di rito e aggiungere originalità ad un gesto. Ma sono anche molti i flash mob organizzati per veicolare un messaggio politico, o in segno di protesta.

Hanno protestato così dunque, pacificamente, i giovani capitanati dal Coordinamento Studenti Medi Palermo che davanti al Politeama hanno manifestato, il 31 ottobre 2014, il loro dissenso contro i tagli all’istruzione che stanno portando alla morte della ricerca. Bandiere, lenzuoli, striscioni e toghe di laurea in cui avvolgersi per dire ‘stop ai tagli’. È stato un pomeriggio di fuoco in un autunno che si preannunciava già rivoluzionario; nel pomeriggio di venerdì scorso, gli studenti dei licei e delle università di Palermo, non si stavano preparando per un ‘dolcetto scherzetto’, ma per protestare contro la riforma Renzi sull’istruzione.

Proteste contro i tagli, l’aumento delle tasse e l’introduzione della nuova idea di orientamento al lavoro. Una riforma che vuole snellire e ammodernare i percorsi scolastici, incluso l’esame di maturità, e per rifinanziare la scuola, cerca di ripartire da zero. Il Ministro Giannini ha pensato proprio a tutto, più autonomia, più programmi, con il recupero di nuove discipline e il rafforzamento degli Istituti Professionali, ma i Sindacati ammoniscono: per fare questo occorre riscrivere le indicazioni nazionali. E non sarebbe la prima volta, bensì già la quinta.

La riforma più importante dell’intero programma politico, secondo lo stesso Premier, si annuncia però già carica di contraddizioni, e polemiche. Per cercare di risolvere il problema del precariato, si sta rischiando di formare una nuova classe di esodati in futuro; 150 mila le nuove assunzioni entro il dicembre 2015, 120 mila gli insegnanti che rischiano di rimanere fuori dal futuro: sono gli abilitati della Riforma Gelmini, quelli degli ultimi due anni, mai entrati nelle graduatorie a esaurimento e rimasti bloccati nei tagli alle cattedre.

Intanto Renzi promette nuovi concorsi entro la primavera del 2015, fermati appunto con la Legge Fioroni del 2006, che dovrebbero portare all’assunzione di almeno 40mila tra maestri e professori per il triennio 2016-2019, e intanto lievitano i posti nelle università.
Oltre agli insegnanti, arrabbiati e preoccupati, si attende il 14 novembre per il #blocchiamotuttoday, una giornata di manifestazioni in cui gli studenti propongono di scendere in piazza e per le strade della città, per protestare contro una riforma che, ancora una volta, delude le aspettative.

Autore | Enrica Bartalotta