ROMETTA MAREA (MESSINA) – Prete nega la Comunione a un bimbo autistico e scoppia la polemica. È accaduto a Rometta Marea, non lontano da Messina, dove l'ultrasettantenne padre Nino Scibilia si sarebbe rifiutato di concedere il sacramento al piccolo, 10 anni, perché ancora "non in grado di capire". Almeno così racconta la signora Maria Rosa, molto credente: "Il mio bambino non può ottenere miglioramenti nel tempo. Soltanto un miracolo potrebbe farlo diventare come tutti gli altri bimbi", ha spiegato al "Giornale di Sicilia". 

Don Scibilia, però, non ci sta: "Faccia venire la madre e troveremo una soluzione. La questione poi non sta proprio come la raccontano i parenti. Ho chiesto semplicemente che il bambino fosse nelle condizioni di comunicare un minimo con il sottoscritto magari con l'aiuto della madre o di un assistente", ha detto il parroco.

La querelle è ancora poco chiara, ma il politico palermitano Davide Faraone, della segreteria renziana, si è indignato su Facebook. Ecco le sue parole:

Vietare la Comunione a un bambino autistico…sulla base di cosa?

Avete mai provato a cercare su Google “sacerdote nega la comunione a bambino autistico”? L’ho appena fatto: viene fuori una sfilza di articoli di giornali, geolocalizzati ovunque in Italia. Ultimi, in ordine di comparsa, quelli che raccontano la storia di un bambino autistico di Rometta, in provincia di Messina, che non può accedere al sacramento della Comunione perché il parroco non lo ritiene ancora “pronto”. Ma pronto rispetto a cosa? M’ero fatto l’idea che Dio appartenesse a tutti. Per certuni invece è appannaggio soltanto di chi ha mezzi intellettivi adeguati. O forse casi come quello di Rometta si verificano solo perché sull’autismo, purtroppo, c’è ancora tanta ignoranza. E non può continuare a essere così.

La Comunione di mia figlia Sara la ricordo bene. Mentre la vedevo procedere lungo il corridoio vestita di bianco, con il giglio in mano, anche io mi sono chiesto se una bambina autistica potesse esprimere la fede. La risposta non è tardata ad arrivare: la fede non è mente fredda, è cuore. E nessuno più di lei poteva avere un cuore lindo in grado di accogliere Dio. Cosa vuol dire, allora, quell’essere “pronti” del sacerdote di Rometta? Vuol dire applicare sempre la stessa chiave di lettura senza tenere conto delle specificità delle persone. Significa tracciare una linea di confine, noi e loro, ed esprimere giudizi che poco hanno a che vedere con l’accoglienza e l’inclusione che in casi come questo dovrebbero essere prassi indiscussa. Significa non volere andare oltre, non volere cercare di capire un disturbo, le sue cause e i suoi effetti. Ed è un peccato, se pensiamo a quanti invece, sempre nella Chiesa, spalancano le braccia e si rimboccano le maniche per essere sostegno a ragazzi con autismo e alle loro famiglie.

Ogni bambino autistico deve poter essere libero di vivere una vita non condizionata dal suo disturbo. Come Fondazione italiana autismo e come Miur, per quanto riguarda l’istruzione, stiamo lavorando in questa direzione, cercando di promuovere una sempre maggiore consapevolezza. Mi auguro che la Curia intervenga per risolvere questa situazione incresciosa e per dare al bambino di Rometta la possibilità di accedere alla Comunione senza discriminazione alcuna. E alla sua famiglia la gioia di vederlo vestito di bianco, con il giglio in mano. Una gioia che conosco bene.