Avrebbero dovuto curare persone con gravi handicap fisici e psichici ma, secondo la Procura di Agrigento e i carabinieri di Licata, le cose non andavano così. La casa per disabili della cooperativa sociale Onlus Suami sarebbe stata un vero e proprio lager. 

I carabinieri hanno eseguito un'ordinanza con cinque misure cautelari (gli indagati sono otto). L'operazione è stata denominata "Catene Spezzate". Agli arresti domiciliari è finita Caterina Federico, licatese di 33 anni; è scattato il divieto di  dimora in provincia di Agrigento perin provincia di Agrigento per Angelo Federico, licatese di 30 anni, Domenico Savio Federico licatese di 25 anni e Giovanni Cammilleri, licatese di 25 anni; interdizione dall'esercitare l'ufficio direttivo della Onlus per Salvatore Lupo, favarese di 40 anni. Indagati anche Salvatore Gibaldi, gelse di 39 anni, Angela Ferranti, licatese di 49 anni e Maria Cappello, licatese di 46 anni.

Tutti sono accusati a vario titolo di maltrattamenti di persone loro affidate per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilianza o custodia o per l'esercizio di una professione o di un'arte, e sequestro di persona. Agli ospiti del centro disabili sarebbero state inflitte punizioni come il digiuno, il divieto di contatti telefonici, la reclusione all'interno delle stanze da letto. In un caso uno dei disabili sarebbe stato tenuto il giorno e la notte legato con catene in ferro alla struttura metallica del proprio letto. Oltre alle precarie condizioni igienico sanitarie all’interno della struttura è stato accertato anche l’utilizzo di acque contaminate da batteri coliformi mentre gli alimenti distribuiti erano in cattivo stato di conservazione e scaduti. 

Fonte: La Sicilia