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Che sia rosso o bianco, poco cambia: lo sfincione è sempre una delizia! In Sicilia questa specialità segna una linea precisa, che corrisponde alla costa che da Palermo si allunga verso le zone limitrofe di Bagheria, Casteldaccia e Altavilla ma che, in forme e versioni diverse, arriva fino a Trapani e Sciacca.

Questa pizza tradizionale è un classico irrinunciabile del mese di dicembre per molte famiglie, che sono solite prepararla in casa. Oggi è più comune acquistarla al forno e la si trova praticamente tutto l’anno, ma il periodo in cui le vie dei paesi e le cucine delle case iniziano a profumare di sfincione è quello delle festività natalizie.

Ogni famiglia ha la sua ricetta, i suoi segreti e le sue tradizioni in fatto di sfincione e come ogni prodotto tipico che si rispetti è altamente divisivo. C’è chi preferisce la sua versione palermitana rossa, con pomodoro, cipolla, acciuga, caciocavallo, origano e pangrattato e chi non resiste alla delicata versione bianca diffusa tra Bagheria ed Altavilla, che prevede la sostituzione del pomodoro con tuma o ricotta.

Gioacchino Gargano e il suo sfincione bagherese © Benedetto Tarantino
Gioacchino Gargano © Benedetto Tarantino

Gioacchino Gargano, pizzaiolo e patron di Saccharum, recentemente premiato con i tre spicchi del Gambero Rosso, ha attentamente studiato ricette e tradizioni della Sicilia occidentale. L’obiettivo è quello di mettere a punto una degustazione che possa offrire una panoramica completa non solo delle differenti versione di sfincione, ma anche di rianata e tabbisca, altre tipologie di pizze tradizionali diffuse a Trapani e a Sciacca.

“Per me la pizza siciliana è lo sfincione – racconta Gioacchino Gargano – . Non c’è Natale senza sfincione, è un piatto identitario. Ricordo perfettamente il profumo di legno di ulivo, forno a legna, origano e olio bruciacchiato che invadeva le vie del paese per la notte dell’Immacolata, che la notte tra il sette e l’otto dicembre da il via alle festività del Natale e alle grandi tavolate, dove lo sfincione è sempre presente. In pizzeria io ne faccio una mia versione personale, un po’ diversa da quella che si può mangiare al panificio o per strada, il mio vuole essere un omaggio alla pizza della tradizione con cui sono cresciuto non una copia fedele.”

Gioacchino Gargano prepara lo sfincione bagerese – © Benedetto Tarantino

La speciale sezione del menù di Saccharum che ha come protagonista la tradizione è un viaggio che comprende: una versione di sfincione con impasto di farina evolutiva, lo sfincione bagherese, lo sfincione palermitano, la focaccia messinese, la rianata trapanese e la tabbisca di Sciacca.

“Personalmente trovo che la versione bagherese, con i due formaggi tipici della nostra tradizione la ricotta e la tuma, sia eccezionale – aggiunge lo chef – perché è una preparazione gustosissima ma molto delicata. Io aggiungo un pizzico di cannella insieme all’origano, un ingrediente che non tutti usano, è un segreto che mi ha tramandato mia nonna e trovo che sia giusto mantenere questa tradizione.”

E per chi volesse provare a farlo in casa ecco i consigli e la ricetta per uno sfincione bagherese d’autore.

Sfincione bianco bagherese di Gioacchino Gargano ricetta

Ingredienti per 4 persone

Impasto

  • Farina 0 kg 800
  • Farina di grano duro 200g
  • lievito di birra (20 grammi) oppure lievito madre maturo pronto per panificare 200g
  • 650g acqua
  • 25g sale
  • 20 g olio di oliva extravergine

Farcitura

  • 1kg di cipolla bianca meglio se scalogno
  • 1/2 kg tuma
  • 250g acciuga dì aspra
  • 1/2 kg ricotta di pecora
  • 500g mollica fresca
  • Origano cannella

Procedimento

  1. Iniziate setacciando le farine, e procedendo ad impastare aggiungendo poco a poco l’acqua calda dove avrete sciolto il lievito di birra, aggiungere il sale e la restante acqua e continuare ad impastare aggiungendo anche l’olio. Quando l’impasto sarà perfettamente omogeneo lasciatelo riposare per almeno 2 ore al caldo, aiutandovi con delle coperte. Se avete usato il lievito di birra basteranno due ore, aspettate invece fino al raddoppiamento del volume dell’impasto (fino a 48 ore) se avete usato il lievito madre.
  2. Scaldate in casseruola un paio di cucchiai di olio e fate sciogliere qualche filetto di acciughe, mettete la cipolla tagliata a fette non troppo sottili e fate stufare, quando sarà molto morbida e ben cotta spegnete il fuoco.
  3. Stendete bene l’impasto su una teglia da sfincione con i bordi alti e procedete per prima cosa con le acciughe, fatele a piccoli pezzi e poggiatele sulla pasta cruda con una leggera pressione del dito. Poi cospargete tutto con le cipolle stufate, seguite poi con i pezzetti di tuma e la ricotta a cucchiaiate, cospargete tutto con origano, pangrattato, un pizzico di cannella e un giro di olio extra vergine d’oliva e mettere in forno a 220 gradi per 50 minuti.

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