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C’è un angolo di Sicilia dove il tempo sembra essersi fermato tra acqua, sale e voli rosa: a raccontarlo, ancora una volta, è la stampa internazionale. Il quotidiano britannico The Guardian ha dedicato un ampio reportage firmato da Alexander Masters a questo lembo di costa siracusana, la Riserva di Vendicari, confermando un trend sempre più evidente: l’isola continua a conquistare gli sguardi e le penne dei grandi media esteri, che ne celebrano la bellezza autentica e selvaggia ben oltre le rotte più battute del turismo.

Il richiamo dei fenicotteri al posto del traffico

Il racconto del giornalista britannico si apre con un equivoco quasi poetico: nella notte di pioggia, i suoni che provenivano dall’esterno sembravano rumori di traffico e versi di animali da fattoria – un gracidare di rane seguito da un verso simile a quello di un’oca. Solo al mattino, con il primo sole dopo mesi di pioggia londinese, la verità si è rivelata: quel richiamo insistente non era altro che il canto dei fenicotteri, padroni assoluti di questa terra di confine tra mare e palude.

Una riserva piccola, ma preziosissima

Il Guardian non ha dubbi nel definirla una delle zone umide più importanti dell’intera Sicilia. Eppure, racconta il reportage, questo angolo di paradiso rischiò di non esistere mai, a causa di una storia molto travagliata, che la testata britannica riassume. Nel 1984, comunque, l’area divenne ufficialmente riserva naturale.

Calamosche, la spiaggia “sigillata dalla luce”

Tra le immagini più suggestive dell’articolo c’è la descrizione della spiaggia di Calamosche: un arco di sabbia che scende dolcemente verso onde leggere, circondato da ginepri, iris selvatici e cactus, sorvolato dal volo ondeggiante delle upupe. Sulla sinistra si apre una cavità naturale con un albero che cresce al suo interno, da cui – scrive il giornalista – la vista appare “quasi solida, come sigillata dalla luce”.

Dalle rovine greche alla fabbrica del tonno

Camminare lungo l’intera riserva richiede circa due ore: si parte dalle rovine di Eloro, un’antica colonia greca fondata nel VII secolo a.C., e si arriva fino ai resti dell’antica tonnara . Qui, fino al 1944, il tonno veniva catturato seguendo l’antica tradizione della “mattazana“. Oggi, senza tetto e con le finestre vuote, quello stabilimento viene paragonato dal Guardian a un piccolo Colosseo dedicato al pesce, capace di trasmettere la stessa suggestione di antichità delle rovine romane.

I laghi dei fenicotteri

Cuore pulsante della riserva sono i due laghi centrali, descritti come gremiti di fenicotteri che gabbano e raccolgono cibo dall’acqua, per poi atterrare – come scrive con ironia il giornalista – “come piccoli aerei rosa“. Un’immagine che racconta meglio di mille descrizioni tecniche la vitalità di questo ecosistema.

Il limoneto “proibito” e il sapore autentico della Sicilia

Il sentiero che circonda la riserva, racconta ancora il Guardian, non si chiude del tutto: a poca distanza dalla fine del percorso, la strada è bloccata da un limoneto privato, dove l’attraversamento è espressamente vietato. È qui che il giornalista scopre i frutti della varietà Femminello Siracusano, coltivati secondo le normative locali senza cera né pesticidi, e dunque interamente edibili anche nella buccia. Un’autenticità che sembra racchiudere l’essenza più vera della Sicilia rurale.

Un’oasi accessibile a tutti

Nonostante il suo valore naturalistico internazionale, l’accesso alla riserva resta sorprendentemente democratico: secondo quanto riportato, l’ingresso costa circa 7 euro al giorno per un’intera famiglia, o 3,50 euro per gli adulti – una cifra simbolica per entrare in uno dei santuari naturali più importanti del Mediterraneo.

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