01La latomia dei Cappuccini è una cava di pietra tra le più grandi della Sicilia. Si trova nelle intendenze del comune di Siracusa, ed è anche nota con il nome di ‘sibbia’.

23.000 metri quadri per 30-40 metri d’altezza; la latomia dei Cappuccini veniva utilizzata sin dall’Antichità, per estrarre la pietra che veniva utilizzata per realizzare gli edifici del tempo.
Le prime testimonianze su questo luogo, arrivano da Ippolito di Roma, teologo e scrittore del III secolo d.C., ma si stima che le cavità furono utilizzate già dal VI secolo a.C.
Tra le sue rocce, molte le testimonianze del suo utilizzo, tra cui fossili di prodotti ittici, pesci e conchiglie, come testimoniato dallo stesso Ippolito. Ma la documentazione più importante, risale al tempo della vittoria di Siracusa sugli Ateniesi con “La guerra del Peloponneso”, libro VII di Tucidide; l’opera dello storico e militare dell’Attica, conferma infatti l’iniziativa militare del 415-413 a.C., che vide la sconfitta del nemico e il trionfo della città greca, che reagì imprigionando i soldati catturati, proprio in queste cavità, fino a farli morire di stenti.

Tracce importanti riguardano l’utilizzo delle cave di pietra a scopo di asilo. Le latomie dei Cappuccini divennero infatti luogo di culto e necropoli sia dei pagani che dei primi Cristiani, che tra le ripide pareti di roccia scavarono cunicoli e nicchie per la loro sicurezza, i cosiddetti ipogei.
Nel Cinquecento, alla latomia venne affiancato un convento dei frati Cappuccini, da cui la latomia prese poi il nome. Questo luogo, ceduto ai religiosi dall’Università di Siracusa, iniziò ad essere utilizzato soprattutto ad uso del convento; come descritto da Patrick Brydone, scienziato e viaggiatore scozzese del XVIII secolo, nel suo “Viaggio in Sicilia e a Malta”, realizzato in occasione del Grand Tour, presso le latomie troneggiava un vero e proprio giardino rigoglioso con annesso orto, tra le cui rocce si stagliavano fieri alberi da frutto, in particolare agrumeti, ma anche ulivi, fichi e melograni.

Nella seconda metà dell’Ottocento, le latomie vennero cedute al Comune a seguito della legge sulla confisca dei beni ecclesiastici, e a partire dagli inizi del Novecento, divenne luogo di pubblico utilizzo. Recente è dunque l’insediamento dell’odierno giardino, che non segue una comune struttura simmetrica o regolare. Nell’insieme, costituito sia da vegetazione spontanea che da piante di tipo ornamentale, è una gradevole risultanza di aiuole e vialetti in cui si alternano formazioni arboree e arbustive come noci, nespoli, albicocchi e allori, oltre a filari di cipressi e antichi esemplari di quelli che erano gli agrumeti del tempo dei frati.

Negli anni Sessanta, a causa di un imponente crollo, la latomia venne lasciata in conseguente stato di abbandono, ma a seguito degli interventi di Italia Nostra, la ONLUS che si occupa della salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali, le latomie dei Cappuccini hanno ricominciato ad occupare un posto importante nella vita sociale e culturale della città di Siracusa.
Oltre al giardino, oggi le cave sono sede di eventi e manifestazioni di interesse artistico come LatomiArte. Al suo interno sono presenti anche un piccolo e un grande teatro, che prima della chiusura, negli anni Sessanta, ospitò l’evento canoro “Diapason d’Oro”, a cui partecipò anche una Patty Pravo alle prime armi.

Autore | Enrica Bartalotta