Riscoprire le nostre origini per costruire un futuro migliore

Terra, madre terra. Utero non finitamente fecondo. “Madre sorella Terra” essenza dell’essere umano che si origina proprio dalla terra che diventa nutrimento di madre per i figli. Federico Quaranta è figlio della terra. Rispettoso da Comandamento. Il suo libro restituisce il suo essere figlio della madre terra e rende giustizia di un percorso di vita graduale e progressivo che lo ha “condotto” per mano all’uomo – Fede che è. Lo si vede “accompagnato” dallo sguardo del nonno tra le terre dell’azienda, o nell’ultimo respiro del padre trasmutato e donato alla figlia come nella pregevole poesia di Andrea Ionata(*), mutuata come dedica. 

Federico ci regala una Terra di emozioni. Non un prontuario gastro-geografico ma un percorso passionale tra realtà diverse ma vere. Il libro, scritto con un taglio narrativo con inserti quasi didascalici, “descrive” le esperienze di viaggio di Federico Quaranta che racconta ciò che vede e ciò che “vive”. Passa disinvoltamente dalla gastronomia alla ecologia, alla storia, alla letteratura e alla tradizione appassionando il lettore che riesce a prendere fiato tra un capitolo e l’altro. Federico Quaranta è quello che vedi. La sua passione per la Terra non è mestiere ma nasce con lui e sentirlo parlare è come leggerlo nelle pagine del libro che ha anche questo pregio: sembra proprio averlo davanti. Si ha l’impressione, insomma, di assistere ad una delle trasmissioni a cui ci aveva abituato. 

Pregevoli alcune pagine come quelle che raccontano l’Aspromonte: “Avvicinando lo sguardo si percepisce l’attimo in cui la spiaggia diventa collina e le colline diventano montagne di natura incontaminata. Selvatica”. La sua ammirazione per la natura è prorompente e sente subito il desiderio di non lasciarla dentro: “La felicità è nulla se non è condivisa, e se non raccontassi quello che ho visto e vedo, mi sembrerebbe di aver vissuto solo un sogno o forse una grande illusione”. Ma la “Terra” di Federico rimane sempre legata all’uomo. La natura, l’ambiente, le produzioni hanno sempre qualcosa da raccontare negli uomini e nei personaggi che sono, di fatto, i tutori della memoria. 

Leggendo Federico vengono subito alla mente i versi di una poesia di Pablo Neruda che vale la pena ricordare:

Perdono se quando chiedo

di raccontare la mia vita

è terra quello che racconto.

Questa è la terra.

Cresce nel tuo sangue

e cresci.

Se si spegne nel tuo sangue

tu ti spegni.

Dal libro traspare tutta la sua grande umiltà e la sua grande serietà. La stessa serietà che lo porta da sempre ad una rigorosa preparazione prima di affrontare una sua partecipazione da conduttore o da ospite in qualsiasi evento. Si può tenere “Terra” a portata di mano e rileggerlo magari accompagnato da un buon vino. Ogni rilettura sembrerà diversa. Ma le emozioni rimarranno le stesse. Quelle che nascono con te e vivono in te come la terra. E Federico Quaranta ce ne fa dono.

Calogero La Vecchia