Il Barbablù di Sicilia.

  • Testa di Ade di Morgantina, una storia che sembra uscita da un romanzo.
  • Si tratta di una testa in terracotta policroma di età ellenistica.
  • L’affettuoso soprannome di Barbablù è legato alla sua barba riccioluta.

Le aree archeologiche della Sicilia non finiscono mai di stupirci. Ci rivelano una curiosità dopo l’altra, un reperto dopo l’altro, una storia dopo l’altra. Tra le vicende più rocambolesche e affascinanti, troviamo indubbiamente quella della Testa di Ade di Morgantina, affettuosamente chiamata Barbablù. Già a partire dal soprannome, si capisce che si tratta di una testimonianza del passato molto particolare. Si tratta di una testa in terracotta policroma, risalente all’età ellenistica. L’ipotesi più accreditata è quella che raffiguri il dio greco degli inferi, Ade, una divinità legata al culto di Demetra e Kore. Proviene dal parco archeologico di San Francesco Bisconti a Morgantina, in provincia di Enna. E questo è solo l’inizio della storia.

Testa di Ade di Morgantina: la storia

La Testa di Barbablù è molto pregiata, unica nel suo genere. A renderla così rara, è anzitutto il tipo di materiale utilizzato, molto fragile. Ad aumentarne il fascino sono le consistenti tracce di policromia: il rosso mattone nei capelli e il blu nella barba riccioluta. Proprio da questi colori è derivato il soprannome. Il reperto venne trafugato alla fine degli anni Settanta dall’area archeologica di Morgantina: si giunse a questa conclusione attraverso l’esame di alcuni reperti in frantumi, abbandonati negli scavi clandestini nell’area archeologica. Tra questi c’era 4 riccioli, recuperati tra il 1978 e il 1988. A distanza di parecchi anni, grazie a una collaborazione tra il Dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana e il Getty Museum, furono comparati con la Testa di Morgantina, custodita presso la Getty Villa di Malibù. L’esito dell’analisi fu positivo.

Dalla Sicilia al Getty di Malibù, andata e ritorno

Fu il collezionista americano Maurice Tempelsman ad acquistare, per oltre 500mila dollari, la Testa di Ade di Morgantina, nel 1985: il Getty Museum l’aveva collocata presso la Getty Villa di Malibù. Tra le vetrine del museo americano venne etichettata come “Head of a God, probably Zeus” (cioè “La testa di un Dio, probabilmente Zeus”) e lì è rimasta per quindici anni fino a quando non venne esibita ad una mostra dal titolo “The color of life” proprio per i colori della barba di terracotta. In quell’occasione l’architetto Lucia Ferruzza si accorse dell’impressionante somiglianza con il ricciolo visto in una pubblicazione dell’architetto Serena Raffiotta. Nel 2010, in una mostra organizzata al Paul Getty Museum, in collaborazione con la Regione Siciliana, venne esposta anche la testa: si crearono così le premesse per il ritorno in Sicilia di Barbablù.

Il reperto conservato al Museo di Aidone

Dopo il ritrovamento di altri tre riccioli della Testa di Ade di Morgantina, nei magazzini del museo di Aidone, il museo americano, rispettando l’operazione trasparenza siglata anni prima con le autorità italiane, annunciò la restituzione all’Italia del reperto. L’opera atterrò il 29 gennaio del 2016 all’aeroporto di Palermo. Venne esposta per la prima volta al museo Salinas del capoluogo e oggi si trova all’interno del Museo Archeologico di Aidone, insieme ad altri tesori come la Venere e gli Acroliti di Demetra e Kore.

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