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Avete notato che sul web, e sui social prevalentemente, si replica quotidianamente un soggetto tristemente noto in quasi tutte le strade italiane, e principalmente sulle strade palermitane?

Parlo della “mala creanza dei soliti ignoti”.

A chi di noi non è capitato più volte nella vita di sentirsi apostrofare mentre, tranquillamente, siamo in auto  a fare le nostre cose? Fenomeno assai irritante, al volante tutti danno del “tu” a chiunque: i giovani agli anziani, gli uomini alle donne, persino alle suore,  e così via.

E tutti, indistintamente, hanno qualcosa da insegnare stigmatizzando la tua competenza alle quattro ruote: e tutti sono generosi e prodighi di consigli alternativi su come passare il tempo invece che guidare. Si va dai consigli di economia domestica, del tipo “ ma và lavati i piatta” o “ và fatti a cuasetta”, a quelli di carattere sanitario del tipo “ ma va ‘nchiuiti”. Poi si formulano anche ipotesi di reato, con l’insinuazione di un dubbio ricorrente che suona così : “ ma a cù c’arrubbasti sta patenti?”, o che sottende alle lesioni personali quando la gente ti urla che “ c’ha scassatu a …..”. Insomma, mettersi al volante in una giornata qualsiasi espone a critiche severe, a lezioni di vita improbabili ed alla commissione di una piccola sfilza di reati più o meno gravi.

Mi è successo un fatto che la dice molto lunga su quanto sin qui esposto. Esco da casa mia e la mia auto è bloccata da un tizio in seconda fila. Suono il clacson, una volta. Tre minuti, suono di nuovo. Un piccolo colpetto, da pro memoria per tutti quelli che hanno lasciato l’auto in doppia fila. Tre minuti, terzo colpetto.

Dopo una decina di minuti totali e tre colpetti, da una farmacia viene fuori un energumeno con le mani in aria, e comincia ad insultarmi sin dall’ingresso della stessa farmacia. Note importanti: ci troviamo in uno dei quartieri “bene” di Palermo e quella farmacia ha un parcheggio riservato ( come tutte le farmacie del resto) a chi deve acquistare farmaci. Quel parcheggio era vuoto:  il palermitano odia fare retromarcia e un paio di manovre, e preferisce “posare” l’auto dove più gli aggrada.

L’insulto del “doppio filiere” era in sé una domanda, che recitava così “ miiiiii, ma ch’hai primura di iriti a rumpiri i cuoinna????”.

Opportunamente ho scelto di non rispondere, ed ognuno ha preso la propria strada. Lui mi ha vista poco dato che io stavo nell’abitacolo: ma io ho visto bene lui, in tutta la sua gloria, sin dal suo incedere minaccioso all’uscita della farmacia e fino alla sua auto.

Siccome il diavolo da sempre fa le pentole ma non ha mai saputo fare i coperchi, dove ti rincontro il gentleman di cui prima? Al bar, solo una cinquantina di metri più avanti: e la sua auto è di nuovo in doppia fila.

Dentro al bar succede l’imponderabile: mi cede il posto al banco in cui si serve il caffè e persino al banco della pasticceria da colazione. Lo incontro di nuovo alla cassa e mi dice “prego, si accomodi” e poi mi cede il passo lasciandomi uscire prima di lui.

E’ stato li che ho avuto il guizzo vendicativo e che gli ho detto “ grazie, in effetti vado di fretta. Devo andarmi a rompere le corna e sono in ritardo”.

Basito, lo trafigge il ricordo di dieci minuti prima davanti alla farmacia, e mi insegue fino alla macchina scusandosi. La giustificazione è stata disarmante e preoccupante: “ mi scusi ma sa, in macchina è diverso: per questioni di posteggio è una cosa diversa, si capisce”. Più basita di lui, rinuncio a chiedergli perché ritenga ammissibile ingiuriare una donna solo perché è in auto ed in che cosa consista la diversità di cui blaterava e, soprattutto, perché lo ritenesse un fatto naturale, di immediata comprensione. Ma ho scelto di glissare ed ho occupato il tempo trascorso imbottigliata nel traffico per riflettere su questa cosa, che vedo replicarsi puntualmente sui social network: l’anonimato induce alla maleducazione ed in qualche caso alla violenza; di sicuro a quella verbale.

Pagine Facebook e Facebook in generale: un melting pot di piccoli e grandi soprusi, di piccole e grandi ingiurie, di bassezze linguistiche, di protervia, di supponenza , di pretenziosità, di sicumera e di superbia. Uno spaccato inverecondo che la dice lunga sulla doppiezza in cui ormai tanta gente vive: e così, ragazzotti con il trenchino blu e l’attachè di Hermes, piccoli rampantini di famiglie perbene, sui social subiscono una mutazione, diventando l’epitomio della maleducazione, dell’aggressività e dell’irriverenza . E fanciulline, bramose arriviste alla ricerca di consensi un po’ malati, dai visini puliti e solo un paio di decenni di vita si trasfigurano divenendo arpie lise e consunte dal livore, e conducendo battaglie inutili su argomenti futili ma mettendo in campo le armi più indecenti che parlano di totale mancanza di rispetto verso gli altri e verso le regole sociali. La cosa grave è che resistere alle continue provocazioni talvolta è impossibile, e dunque si finisce dentro a piedi uniti in liti furibonde di cui alla fine si perde persino il filo smarrendo irrimediabilmente l’origine di causa, perché la realtà in buona sostanza è stata debitamente mistificata.

Quindi la sommatoria è una sola e credo sia univoca: viviamo nell’epoca dei Dottor Jekill e Mister Hide seriali, protetti in un cocoon che di volta in volta può essere un’auto, o un telefono, o un monitor: dove non si è anonimi ma bensì inafferrabili; e questo è ancora più significativo.

Nessuna di queste persone sarebbe capace di porre in essere le stesse azioni se si trovasse di fronte il proprio antagonista: ma spegnere un computer, o chiudere una telefonata o innestare la marcia e partire a razzo, costituiscono per molti la soddisfazione di aver avuto l’ultima parola sul contendente dandosi alla fuga dopo aver lanciato l’ultimo insulto. Sostanzialmente, non ci si illuda di compiere gesti eroici: sono di fatto solo sinonimo di viltà.

Quindi sul web si replicano i siparietti a cui siamo soliti assistere per strada: ma allora perché non chiamarlo Streetbook cercando di salvare almeno un po’ di …. Face?

Di: Alessandra Verzera – Direttore Responsabile di www.sceltedigusto.it