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U Pagghiaru” è una tradizione millenaria che sembra resistere al tempo. Si tratta di una festa legata al mondo agricolo, diffusa a Bordonaro, quartiere di Messina, che unisce elementi sacri e profani in un atto simbolico di gratitudine nei confronti delle forze della natura, da cui dipendeva in passato la stessa esistenza della comunità.

La storia e la costruzione di “U Pagghiaru”

Le origini di questa antica tradizione risalgono all’XI secolo, quando i Padri Basiliani giunti al seguito dei Normanni portarono dall’Armenia fino a Messina e in particolare nel Casale di Bordonaro, la consuetudine di festeggiare l’Epifania, con riti solenni celebrati sotto un grande albero a forma di capanna costruito grazie alla partecipazione attiva degli abitanti del luogo, che ricorda l’albero dell’abbondanza delle leggende medievali.

Il rito comincia in realtà qualche giorno prima dell’Epifania, il 4 gennaio, quando un gruppo di persone al sorgere dell’alba si reca sui Monti Peloritani per raccogliere i rami e le foglie per la struttura. Il palo di sostegno, alto circa 8,45 metri, viene infisso nel terreno, e intorno ad esso si erige la crociera (“cruciera”), fondamentale per l’intera struttura e composta da due semicerchi in piattina di ferro e una doppia croce con pali in legno di castagno.

Mediante 32 paletti e rami intrecciati, si crea l’involucro conico, che viene poi, il 5 gennaio, adornato con mandarini, arance, ciambelle senza sale, cotone idrofilo e dischi colorati.

In cima viene posta infine la croce (“’a cruci”) con i premi per il primo dei contendenti che riuscirà a raggiungere la sommità.

Il giorno della festa

“U Pagghiaru di Bordonaro” inizia con la celebrazione della messa e la processione verso la Chiesa Madre. Il parroco, seguito dalla folla in processione, si reca sul luogo in cui è stato allestito “U Pagghiaru”, lo benedice e, in seguito, i partecipanti corrono dal sagrato della Chiesa per assaltare l’albero della cuccagna sospeso su un palo alto.

Il vincitore è colui che raggiunge prima la cima, mentre gli altri smembrano le decorazioni, distribuendo i doni alla folla. Questo atto simbolico rappresenta la comunità che si riappropria dei “frutti” dell’albero carichi di nuovi significati grazie al rito. Una scalata al grande albero della cuccagna che regala sempre tanta gioia ed emozioni.

Al termine della festa in tarda serata si tiene uno spettacolo di giochi pirotecnici chiamato “cavadduzzu e l’omu sabbaggiu“. Due uomini, uno dentro un’intelaiatura realizzata con canne di legno, rispettivamente a forma di cavallo e di un uomo selvaggio, ricoperti di esplosivi, danzano al suono di una tarantella lenta, inscenando una vera e propria battaglia.

Questa pantomima rituale dura circa 5 minuti e simboleggia l’incontro dell’uomo con la natura, evidenziato dalla lotta dei personaggi e dalla vittoria di chi resiste più a lungo alle cariche esplosive, solitamente il “cavadduzzu” che spara l’ultimo colpo. Il rito del “cavadduzzu e l’omu sabbaggiu” richiama le antiche tradizioni del mondo agricolo messinese e simboleggia l’eterna lotta tra il bene e il male.

Foto in evidenza da Ilturista.info

Foto interna Tempo Stretto