Quante volte trovate il credito del telefono cellulare decurtato per abbonamenti a servizi che non avete mai richiesto? "Nell’ultimo anno abbiamo registrato un vero e proprio boom di casi", riferisce a "La Stampa" l'Aduc, l'Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori. Gran parte delle lamentele riguarda l’operatore Tre Italia, ma da Wind a Tim passando per Vodafone, il "malcostume" a quanto pare non risparmia nessuno. 

La trappola più diffusa è nascosta nei banner, le pubblicità online: tutto parte in automatico o quasi. Chi incassa quei piccoli importi – 5 euro alla settimana o al mese – sono società esterne agli operatori di telefonia che quindi si giustificano dicendo di non c’entrare nulla. Ricevono però una percentuale per ogni cliente che pagherà il servizio

Per difendersi, bisogna innanzitutto disattivare i servizi premium, quelli aggiuntivi a pagamento. Basta chiamare l’assistenza del proprio operatore telefonico e chiedere il blocco totale di questo tipo di attività. Successivamente occorre però verificare che l’operatore abbia davvero eseguito questa richiesta. In molti casi, infatti, la telefonata di disattivazione è finita nel vuoto. 

Da poco, poi, è scattata tutta una seri di nuovi pagamenti extra comunicati via sms. È il caso per esempio del servizio di navigazione 4G che da poco è a pagamento con alcuni operatori. Oppure delle extra-tariffazioni per chi va all’estero. L’unica difesa ormai è quella di pattugliare attentamente ogni comunicazione e ogni sms che si riceve dalla propria compagnia telefonica. Potrebbe contenere una nuova spesa

E per riavere indietro i soldi? La prima tappa è inviare un reclamo alla compagnia telefonica e intimarla a restituire i soldi entro un certo periodo di tempo. Se non succede nulla si chiede l’intervento del Corecom, il Comitato regionale per le telecomunicazioni. Si può fare tutto online. Una volta fatta la richiesta di intervento si verrà convocati per la conciliazione tra le due parti (di solito la convocazione avviene via email). In udienza si cerca l’accordo. Se la conciliazione non porta a nulla, allora si procede con la richiesta di definizione davanti al Corecom. Questa diventa esecutiva con tanto di azione forzata. A quel punto la compagnia deve operare.  

C’è anche un altro passo importante che le associazioni di consumatori caldeggiano molto: presentare una denuncia all’Antitrust. È una procedura molto semplice e non prevede perdite di tempo (sul sito dell’autority c’è l’apposita sezione per le segnalazioni online).