La prima delle scatole nere è stata recuperata ed è "in condizioni soddisfacenti". Da qui arriveranno informazioni più certe sulla tragedia del Tupolev-154, precipitato nel mar Nero la mattina di Natale con 92 persone a bordo. L’analisi preliminare è stata completata in tempi rapidissimi presso il ministero della Difesa a Mosca: "Un errore del pilota appare come la causa più probabile del disastro", ha dichiarato una fonte all’agenzia russa Interfax. Altri media riportano le grida che si sentirebbero nella registrazione, dalla cabina di pilotaggio: "I flap, p**! Comandante, stiamo precipitando!". Facendo pensare piuttosto a un problema di funzionamento delle ali.

Si trattava di un volo militare, che ospitava giornalisti e 64 componenti del coro dell’Armata Rossa, diretti in Siria per trascorrere le feste del nuovo anno con i militari impegnati nell’intervento russo a fianco del presidente siriano Assad. La destinazione ufficiale era la base di Hmeymim, a Latakia. Nel vortice di notizie e indiscrezioni che circondano l’accaduto, anche l’ipotesi che l’ensemble, in realtà, avrebbe cantato ad Aleppo.

Un’altra affermazione che non trova conferma ufficiale riferisce che in attesa di certezze sulla causa del disastro tutti i Tu-154 sono stati bloccati a terra. E mentre prosegue il recupero dei corpi dei passeggeri e dei resti dell’aereo i media russi riportano la testimonianza di un membro delle guardie di frontiera dell’Fsb, i servizi di sicurezza, che avrebbe assistito al disastro, la mattina di domenica. Dopo il decollo, invece di guadagnare velocità l’aereo avrebbe perso quota, abbassandosi rapidamente verso la superficie del mare come se volesse tentare un atterraggio. Fin da subito la sua posizione era apparsa strana, come se si stesse impennando per una manovra sbagliata. Toccando l’acqua con la coda, il Tupolev si sarebbe spaccato, affondando rapidamente. Secondo un’altra fonte citata dall’agenzia Tass, l’impatto con il mare sarebbe avvenuto alla velocità di 510 km/h.