La possibilità di colpire anche bambini nelle azioni jihadiste è teorizzata nel quinto numero della rivista dell'Isis "Rumiyah", in un articolo chiamato "Collateral carnage". Il magazine è diventato un punto di riferimento per le strategie e la propaganda dello Stato islamico. Non è la prima volta che un concerto diventa l'obiettivo di un attacco di matrice islamista: era già accaduto al Bataclan di Parigi, il 13 novembre 2015. In quel caso si esibiva un gruppo stoner rock, gli Eagles of death metal, e tanti giovani tra il pubblico sono rimasti uccisi.

A Manchester Ariana Grande richiamava invece soprattutto adolescenti, ma lo Stato Islamico rassicura i suoi seguaci citando più volte Allah e Maometto: anche i bambini possono diventare il target di un attacco terroristico. E quanto più un attentato è eclatante, anche per la sua efferatezza, tanto più è funzionale all'obiettivo di seminare il terrore tra quelli che vengono definiti "miscredenti". Nell'articolo, in particolare, si legge:

"Uno non dovrebbe addolorarsi per l'uccisione collaterale di donne e bambini miscredenti, perché Allah ha detto: 'Non addolorarti per i miscredenti'. Invece, bisognerebbe realizzare che Allah ha decretato la loro morte dalla sua esatta giustizia e grande saggezza. Il combattente deve fare il massimo per portare avanti la causa di Allah, indipendentemente dal massacro collaterale prodotto tra le masse di infedeli. Si dovrebbe ricordare che gli infedeli hanno ucciso molte più donne e bambini musulmani. E, comunque, anche se non fosse così, sarebbe ancora consentito colpire le masse di miscredenti senza riguardo per le uccisioni collaterali di donne e bambini".

La rivista cita poi "il benedetto massacro di Nizza" come "un eccellente esempio del massacro collaterale provocato durante il corso della jihad".