Il servizio mandato in onda da Le Iene qualche settimana fa ha acceso i riflettori in Italia sulla Blue Whale Challenge, la sfida al suicidio. Quanto visto in tv ha scosso gli spettatori, con immagini molto forti che mostravano proprio dei suicidi. A realizzare il reportage è stato Matteo Viviani, che aveva raccontato i pericoli di questo "gioco", documentandoli con filmati e interviste. 

Quelle immagini, però, non avevano convinto alcuni spettatori. Pochi giorni la pagina Facebook "Alici Come Prima" aveva spiegato che i video dei suicidi, in realtà, non erano legati alla Blue Whale e che erano falsi. Il caso è stato affrontato da Selvaggia Lucarelli, che su Il Fatto Quotidiano ha intervistato proprio Matteo Viviani.

La Iena ha ammesso che le conversazioni con alcune fantomatiche madri che avevano perso i loro figli e anche i filmati erano falsi: «Me li ha girati una tv russa su una chiavetta e ammetto la leggerezza nel non aver fatto tutte le verifiche, ma erano comunque esplicativi di quello di cui parlava il servizio».

Viviani, parlando di una possibile emulazione, si è detto sereno: «Ieri sono andato in una classe e ho chiesto quanti conoscessero il Blue Whale prima del mio servizio. La metà degli alunni ha alzato la mano. Noi adulti ignoriamo parte del web, specie quella popolata dai giovanissimi. La polizia ha salvato una ragazzina che era quasi al cinquantesimo (e ultimo) giorno del gioco, quindi aveva iniziato prima della puntata».

La Iena respinge le accuse di aver dato il via a un meccanismo di emulazione con il suo servizio: «Non posso praticare l'omertà su un argomento e se ho contribuito a salvare anche una sola persona, il mio è stato un lavoro prezioso».