Borgalino, una città nella città, conserva ancora oggi orgogliosamente la sua identità, che trova l’amalgama in due festività antichissime ed uniche in Sicilia: “Li Tri Re” e “Lu Tri di Maiu”.
La festa più importante di Borgalino è quella del Crocifisso e si celebra il tre del mese di maggio. Nel pomeriggio si svolge la processione del Crocifisso (una pregevole opera lignea attribuita ad artigiani veneti), accompagnato dall’Immacolata di San Francesco; la tradizione vuole che la statua dell’Immacolata, trasferita da San Francesco alla Chiesa Madre la domenica in albis, raggiunga la chiesa dello Spirito Santo la domenica successiva, rimanendovi fino al tre di maggio.
Oggi non si svolge più un antico rito che era davvero suggestivo: le statue del Crocifisso e dell’Immacolata erano accompagnate da devoti che reggevano lunghi ceri rivestiti di fiori e muniti nell’estremità di un artistico lampioncino. Al passaggio delle statue veniva recitato un rosario che iniziava con una filastrocca:

Arma mia,
pensa pi tia.
Pensa c’ha muriri.
Munnu ribellu,
s’havi a ribillari,
lu nimicu ‘nfirnali
t’avi a scuntrari
e tu cci ha’ diri:
“Vattinni brutta bestia ‘nfernali,
ca cu mmia nun ci ha’ a chi fari;
ca lu iornu di la Santa Cruci
haju dittu milli voti: Gesù, Gesù, Gesù….

Una donna rispondeva: “Santa Cruci, aiutami tu!”; veniva ripetuto il nome di Gesù per dieci volte e quindi riprendeva la filastrocca. Alla fine il nome di Gesù era stato ripetuto per mille volte (Mattia Di Martino, “Note folkloriche prese in Canicattì”, in “Archivio per lo studio delle tradizioni popolari”, Palermo, 1891).
Un tempo la festa era assai faticosa: soprattutto la processione con innumerevoli torce, ornate di fiori, sorrette da uomini ‘mpiduni di cosetta (scalzi). Il clero, in pompa magna, mostrava la reliquia di un frammento della Croce. Era necessario, parecchie volte, effettuare la seggia, una fermata accompagnata dall’immancabile grido: Musica mangiafranchi!, rivolto ai componenti della banda musicale. Scrive Alfonso Tropia: “I bandisti non ne potevano più, ma, finiti i giuochi pirotecnici e l’immancabile musica a palco, verso l’una del mattino, dopo la tradizionale cena di carciofi e uova sode, per fare onore agli impegni, si misero sui carri e via dall’Acquanuova alla volta di Porto Empedocle” (Alfonso Tropia, “Malizie ed ingenuità paesane-Note ed appunti di folklore”, in “La Siciliana”, anno 8, n. 7, luglio 1925).
Oggi la processione, dopo la sosta a San Francesco ove rimane l’Immacolata, si conclude con il ritorno del Crocifisso allo Spirito Santo. Nell’ottava si svolge una seconda processione del solo Crocifisso, stavolta all’interno del territorio parrocchiale.
I giorni della festa sono caratterizzati dalla vendita di cubbaita (una specie di torrone a base di miele, giuggiulena (sesamo), mandorle tostate, carciofi lessi e soprattutto uova sode da consumare rigorosamente nelle tipiche trattorie di Brualinu. La mattinata del 3 di maggio è allietata dalla sfilata per le vie della città della rietina o processione delle offerte. Cavalli e muli, riccamente bardati e cavalcati dai burgisi – che in abito di gala e a viso scoperto reggono lunghi ceri con offerte in denaro e talora anche agnelli parati anch’essi a festa – attraversano le vie principali, in doppia fila. portando bisacce stracolme di frumento e altri cereali.

GAETANO AUGELLO

Foto di Antonino Costanzino