Storia della Cartiera di Comiso

  • Secondo alcuni si tratterebbe proprio della prima industria della Sicilia.
  • Nel 1723 il conte Baldassare V Naselli prese possesso di un mulino già esistente e iniziò i lavori di trasformazione.
  • Così nacque la cartiera: la produzione partì nel 1733.

Oggi scopriremo insieme una particolare pagina di storia della nostra isola. Facciamo tappa nel Ragusano, per conoscere da vicino quella che viene identificata come la prima industria della Sicilia. La Cartiera di Comiso iniziò la sua attività nel 1733, su idea del conte Baldassare V Naselli. Il conte, conoscendo bene il territorio, pensò di utilizzare le acque dell’Ippari, un grosso torrente in contrada Giardinello. Lì sorgeva già un mulino, di proprietà del Monastero di Regina Coeli. Naselli provvide all’acquisto e alle modifiche necessarie, con la direzione tecnica di un ingegnere genovese. La Cartiera impiegava diverse categorie di artigiani: fabbri, falegnami, manovali del luogo e esperti cartai genovesi. La Cartiera di Comiso era l’unica della Sicilia, quindi aveva il monopolio. Realizzava sette diversi tipi di carta, dalla più ricercata alla più economica. Venivano anche prodotto cartonacci richiesti dal mercato.

Lo stabilimento

Lo stabilimento era diviso in tre piani. Nella parte inferiore c’erano le molazze, i magli multipli e le vasche da macero. All’esterno vi era una ruota idraulica, mossa dalle acque, che generava l’energia meccanica necessaria al funzionamento del complesso. Al secondo piano c’era la zona in cui arrivava la materia prima, cioè gli stracci. Sullo stesso piano c’erano anche le officine del fabbri e del falegname. Gli stracci venivano selezionati, portati al torrente e immersi in acqua corrente. Poi si mettevano nelle vasche di macerazione, quindi nelle molazze. Si otteneva così una poltiglia, che si immergevano in apposite forme. In ultimo si facevano asciugare.

L’attività di questa prima industria della Sicilia diede l’impulso per farne sorgere altre. Nacquero a Comiso l’industria del sapone duro, delle stoviglie di cera, dei cordami e molte altre. Baldassare V morì nel 1753, ma la cartiera continuò a produrre con successo fino alla metà dell’Ottocento. Un incendio distrusse alcune parti nel 1816, ma riprese la produzione. Purtroppo nel 1844 un altro incendio la distrusse. L’attività venne abbandonata. Dopo cento anni i fratelli Farruggio, acquistati i resti della struttura, la rimisero a posto, acquistarono nuove macchine e avviarono la produzione di carta paglia per circa venti anni. Fu dismessa definitivamente agli inizi degli anni Novanta.

Foto: Progetto Ecomuseale Cava Porcaro

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