Si è conclusa da pochi giorni la sperimentazione sul plasma dei guariti per trattare i pazienti con Covid-19. Gli studi sono stati avviati dal Policlinico San Matteo di Pavia e dall’Ospedale Carlo Poma di Mantova.

“I risultati visti nei casi singoli sono stati sorprendenti. Ora con i colleghi di Pavia stiamo riesaminando tutti i casi, valutando la risposta clinica e strumentale, per trarre delle conclusioni generali su questa che è una terapia specifica contro Covid-19“.

Queste le parole all’Adnkronos Salute Massimo Franchini, responsabile dell’Immunoematologia e Medicina trasfusionale del Poma. L’esperto è stato impegnato “nel primo protocollo sul plasma dei guariti da Covid-19 a essersi concluso”.

Sono diversi i trial in corso a livello internazionale sulla potenzialità di questo approccio per contrastare Covid-19. Per trarre le conclusioni, tuttavia, occorrerà un’analisi completa. La sperimentazione a Mantova ha coinvolto 25 pazienti ed è stata impegnativa: si tratta di pazienti guariti da almeno 2 settimane e con tamponi negativi, che non abbiamo co-morbidità e siano idonei a donare il plasma. Devono essere persone sane, che hanno contratto Covid-19 e sono guarite. Devono anche avere un livello di anticorpi sufficiente per la donazione.

Una serie di esami assicurano la sicurezza del plasma. Franchini ha spiegato che “il plasma prodotto in questo modo è sicuro e la possibilità che trasmetta malattie infettive è pari a zero”. Il 50% dei donatori selezionati “in realtà è composto da donatori abituali di sangue, che si sono ammalati di Covid-19 e sono guariti”, aggiunge lo specialista.

“Si tratta di una terapia di emergenza, ma – precisa – noi non abbiamo realizzato un protocollo d’emergenza: si tratta di un lavoro rigoroso che segue le indicazioni del Centro nazionale sangue. Il risultato è una terapia specifica e mirata, all’insegna della massima sicurezza”.

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