Salute

Dall’Università di Catania un software per accelerare la ricerca sul vaccino contro il Coronavirus

Un software nato in Italia promette di accelerare la ricerca su vaccini e farmaci contro il nuovo Coronavirus. Il progetto, pubblicato sulla piattaforma Arxiv della Cornell University con un articolo in fase di revisione, si chiama Combine (COmputational Modeling in systems BIomediciNE) ed è guidato dall’Università di Catania, condotto in collaborazione con le università dell’Insubria e di Bologna.

«Per far fronte all’emergenza è necessario velocizzare lo sviluppo di interventi specifici capaci di prevenire o arrestare il propagarsi della malattia», ha detto il coordinatore della ricerca Francesco Pappalardo, docente di Informatica del dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Catania.

Questo software potrà aiutare per la riduzione dei tempi delle sperimentazioni, in linea con il doppio appello lanciato sulla rivista Science a favore di corsie rapide e inedite per i test di candidati vaccini e farmaci, in modo da non farsi cogliere impreparati da eventuali nuove ondate epidemiche.

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Nonostante i numerosi candidati vaccini giunti alla soglia della sperimentazione, infatti, «non esistono allo stato attuale vaccini approvati per l’utilizzo su larga scala», ha detto Pappalardo. Questo accade «perché la sperimentazione animale o su volontari richiede un ingente dispendio di risorse in termini di tempo e denaro, e molto spesso porta a risultati inconcludenti». Dopo essere stato applicato negli ultimi anni per studiare tumori, tubercolosi, aterosclerosi e sclerosi multipla, il software ora aiuta a «predire l’esito di uno degli ultimi approcci farmacologici suggeriti in letteratura per lo sviluppo di un vaccino basato sull’utilizzo di anticorpi monoclonali», osserva Pappalardo.

Il software simula «l’evoluzione dell’infezione nel tempo e la relativa risposta immunitaria, sia nei casi in cui questa risulti sufficientemente efficace al debellamento dell’infezione, sia nei casi in cui vi sia un eccessivo rilascio di agenti infiammatori».

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Tutto questo serve a «prevedere l’esito di nuovi trattamenti ed eventuali strategie di vaccinazione contro SarsCoV2, riducendo i tempi di ricerca, lo sviluppo e la sperimentazione e permettendo di scartare in anticipo terapie inefficaci. In tale modo sarà possibile accelerare lo sviluppo di trattamenti efficaci contro SarsCoV2».

Redazione