Ricordate la storia del piccolo Nicholas Green? Il bambino statunitense, 7 anni appena, 21 anni fa venne assassinato per sbaglio durante una sparatoria sulla Salerno-Reggio Calabria. Dopo la tragedia, la sua famiglia decise di donare gli organi del figlio

Il papà, Reginald, oggi ha presenziato all'incontro organizzato da Astrafe (Associazione Siciliana per i Trapianti di Fegato) presso la sala conferenze dell'Ismett di Palermo. Le sue parole, come largamente preventivabile, hanno commosso la platea:

"Volevo che dalla tragedia che ha colpito la mia famiglia venisse fuori qualcosa di buono. Non sapevo a chi sarebbero andati gli organi di mio figlio ma sapevo che quelle persone ne avevano un disperato bisogno. Non abbiamo mai avuto nessun dubbio sulla scelta fatta in quel momento. La compassione e la compartecipazione degli italiani ci hanno dimostrato fin da subito che la mano che ha ucciso nostro figlio era quella di due criminali e non quella degli italiani".

Da un dolore immaginabile, in qualche modo Reginald Green è riuscito a trarre qualcosa di buono: "A distanza di 21 anni sono certo che gli uomini possono cambiare il mondo – ha fatto notare l'uomo – Ogni volta che vado a trovare Nicholas gli dico sempre 'si chiudono gli occhi, ma si aprono le menti delle persone'".

"Al tempo di Nicholas in Italia c'erano circa 400 donatori all’anno ed eravamo fra gli ultimi per tasso di donazioni", ha ricordato Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti (CNT), che ha aggiunto: "Oggi in Italia ci sono 40.000 pazienti trapiantati con sopravvivenze fra le più alte in Europa. È anche grazie al gesto dei Green che è nato Ismett, uno dei centri in Europa dove ci sono le cure più avanzate nel settore dei trapianti. Oggi i pazienti siciliani non emigrano più per essere trapiantati".

All'incontro ha partecipato anche Maria Pia Pedalà, che vive da 21 anni col fegato del piccolo Nicholas. "Ho voluto incontrare i genitori subito. All'epoca avevo 19 anni e un'epatite fulminante, mi restavano solo pochi giorni di vita – ha raccontato la donna – Fin da subito, non appena ho saputo che a ridarmi la vita era stato un bambino di 7 anni, ho pensato che saremmo cresciuti insieme e così è stato". Oggi la donna ha 40 anni e due figli, uno dei quali porta proprio il nome di Nicholas. E riecheggiano le parole di Reginal Green: "Sono certo che gli uomini possono cambiare il mondo".