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"Il mio fidanzato Alessandro Momo perse la vita in un incidente con la moto che gli avevo prestato io. Da quel momento mi sono persa, poco dopo ho cominciato a drogarmi". Eleonora Giorgi si racconta in tv con il cuore in mano. Senza lesinare sincerità nemmeno affrontando la sua dipendenza dall'eroina. "Come è avvenuto il passaggio dalle droghe leggere a quelle pesanti? Si trattava di un'appartenenza generazionale. Per chi viveva la propria gioventù negli anni '70 era quasi naturale provare certe esperienze", dice Eleonora Giorgi, oggi 64enne.

Poi, giovanissima, l'attrice arrivò al cinema: "Mi mi ritrovai a essere la Lolita d'Italia, un'immagine che non mi corrispondeva per niente. Gli uomini si aspettavano da me un certo tipo di suggestione erotica che non mi apparteneva". Eleonora Giorgi frequenta attori e artisti, tra cui il pittore Mario Schifano. "Cosa succedeva nella sua casa-studio? Mario era completamente folle. Io allora non sapevo nemmeno cosa fosse la cocaina. Non capivo perché, vestito di nero, in quella grande casa vuota, zompettasse elettrico da tutte le parti".

I dettagli su quelle notti brave non mancano: "C'era una pipa di oppio che le persone si passavano di mano in mano. Io pensavo si trattasse di una cosa indiana, invece mi si incrociarono gli occhi e svenni come ipnotizzata. Ho fatto il sonno più lungo della mia vita. Mi ritrovai immersa in qualcosa di folle, non mangiavo più, non uscivo più: c'era solo l'eroina. La tiravamo, la fumavamo, non era più vita". Solo l'arrivo di Angelo Rizzoli le diede una speranza: "Al di là dei problemi giudiziari che arrivarono dopo, l'incontro con Angelo mi restituì alla vita: andai in clinica e mi disintossicai. Oggi posso dire che è l'unica cosa che non rifarei".